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appunti di storia

della Chiesa genovese

di Luigi Mons. Borzone

 

titoli :

 

copertina

 

Un primato ?

 

Primi vescovi e arcivescovi

 

i Santi Patroni

 

Genova e Maria Santissima

 

Genova e il Papa

 

i suoi Figli

 

- S. Siro

- S. Desiderio

- S. Alberto

- Beata Limbania

- Giacomo da Varazze

- Innocenzo IV

- Adriano V

- Innocenzo VIII

- Bosco Bartolomeo

- Vernazza Ettore

- Vernazza Battistina

- Fieschi Adorno Caterina

- Urbano VII

- Adorno Giovanni Agostino

- Ghiglino Patellani Camilla Medea

- Fornari Strata Maria Vittoria

- Spinola carlo

- Centurione Bracelli Virginia

- Durazzo Stefano

- Brignole Emanuele

- Antero Maria di S. Bonaventura

- Pinelli Laura e Lomellini Sofia

- Solimani Giovanna Battista

- Olivieri Domenico Francesco

- De Rossi Giovanni Battista

- Biachi Rosa

- Accinelli Francesco Maria

- Franzoni Paolo Gerolamo

- Garaventa Lorenzo

- Assarotti Ottavio

- D'Albertis Giovanni Battista

- Gianelli Antonio Maria

- Fransoni Luigi

- Cambiaggio Frassinello Benedetta

- Oliveri Nicolò

- Giorni Vittoria

- Pendola Tommaso

- Francesco Maria da Camporosso

- Frassinetti Giuseppe

- Sturla Luigi

- Magnasco Salvatore

- beata Repetto Maria

- S. Frassinetti Paola

- Remondini Marcello e Angelo

- beato Tommaso Reggio

- Roscelli Agosino

- Alimonda Gaetano

- D'Aste Nicolò

- Bonavino Cristoforo

- Borghero Francesco Saverio

- Montebruno Francesco

-  beata Gattorno Anna Rosa

- Rossi Teresa

- Piccardo Antonio

- beata Eugenia Ravasco

- Arecco Bartolomeo

- Benedetto XV

- Minetti Vincenzo

- Fassicomo Eugenio

- Semeria Giovanni

- De Giovanna Maria Raffaella

- Fossati Paolo

- Moglia Giacomo

- Noceti Lina

 

I SUOI FIGLI

 

Sarebbe troppo lungo ricordare tutti coloro che, figli di questa diocesi, hanno lasciato memoria di sé per virtù e per opere. Ci limiteremo quindi ad elencare in ordine cronologico solo le figure più rinomate e a fornire di esse poco più dei dati anagrafici.

Molte di queste figure meritano ben altra attenzione, soprattutto i santi e le sante. Uno studio più completo e approfondito di queste figure dovrà essere fatto sulle rispettive biografie. La biblioteca del seminario possiede assai vasto materiale di studio e di ricerca.

Ci si è attenuti inoltre ad un criterio strettamente storico, per cui, soprattutto a proposito dei santi più antichi, non si è tenuto conto di particolari che non siano suffragati da documenti attendibili e dal giudizio favorevole degli storici.

 

 

 

San Siro (vedi capitoli precedenti)

 

San Desiderio, vescovo, martire.

Nativo di Bavari (località Fravega), visse nel secolo IV. Fu il III vescovo di Langres, città della Francia settentrionale, sulla Marna. Partecipò al concilio di Sardica (343), come attesta S. Atanasio (Apolog. contra arianos, 37).

Morì decapitato durante un'invasione barbarica, probabilmente (invasione dei germani del 355-357. La sua memoria si celebra il 23 maggio.

Nel 1651 il cardinale Stefano Durazzo, arcivescovo di Genova, ottenne che parte delle reliquie del Santo fossero riportate nella nostra città.

 

Sant'Alberto, eremita.

Nato verso la fine dell'XI secolo, fu dapprima monaco benedettino. Nel 1129 entrò come fratello converso nel monastero cistercense di S. Andrea di Sestri Ponente. Dopo alcuni mesi, desideroso di vita eremitica, ottenuto il consenso del suo abate, si ritirò in una grotta del monte Contessa, presso Sestri, ove morì, probabilmente nell'anno 1180. La sua memoria si celebra l' 8 luglio.

 

Beata Limbania, vergine.

Nativa di Cipro, allora dominio genovese, visse nel secolo XII.

Ancora giovinetta lasciò l'isola natale e venne a Genova, ove fu accolta nel monastero delle monache cistercensi di S. Tomaso, che si trovava nella zona di Principe.

Visse in grande penitenza, scegliendo come abitazione una cavità o fossa sotto il pavimento della cucina del monastero. Successivamente in questo locale venne creata una cappella dedicata alla Beata.

Parte delle sue reliquie, racchiuse in un sarcofago di origine romana, sono conservate nella chiesa parrocchiale di S. Tomaso in via. Almeria.

Il culto della Beata era diffuso nella diocesi già nel XIII secolo.

La sua memoria si celebra il 16 giugno.

 

Giacomo da Varazze, beato, arcivescovo di Genova

Nacque a Varazze tra il 1226 e il 1232.

Nel 1244 entrò nell'ordine dei Predicatori - domenicani - e attese alla sua formazione nel convento di S. Domenico in Genova, nella zona di "Domoculta", corrispondente all'area oggi compresa tra Piazza de Ferrari e Piazza Fontane Marose.

Ordinato sacerdote si dedicò all'insegnamento e alla predicazione. Fu priore del convento genovese e Provinciale della Lombardia.

Nel 1288 fu incaricato da papa Nicolò IV di assolvere quei genovesi, "nonnulli de civitate Januen", che avevano avuto relazioni commerciali coi siciliani, scomunicati per essersi ribellati, Vespri siciliani del 1282, a Carlo di Angiò investito del regno di Sicilia dai precedenti papi Urbano IV e Clemente IV. A questo proposito G.B. Spotorno fa notare che non si trattava di un interdetto alla città - come alcuni erroneamente affermavano - ma di una censura che aveva colpito solo alcune persone, come si legge nel Bullarium dominicanum, (vol. II, pg.19) 43  Ü

Nel 1292 accettò per obbedienza la nomina ad arcivescovo di Genova, che aveva rifiutato dieci anni prima. Il suo episcopato fu uno dei più benefici.

Nel 1295 riuscì a pacificare, anche se temporaneamente, le due fazioni dei Rampini e dei Mascherati, guelfi e ghibellini, che avevano turbato profondamente la vita della città. La pace fu sanzionata solennemente e tutta la città partecipò con gioia al Te Deum di ringraziamento, cantato nella cattedrale. Lo stesso beato nella sua "Chronica civitatis januen.", racconta: "Nos quoque in publico parlamento, quo pax fuit inita, pontificalibus induti proposuimus verbum Dei et ibidem cum clero nostro Te Deum laudamus cantavimus alta voce, habentes nobiscum quattuor mitratos inter episcopos et abbates. Sumpto vero prandio, tota militia nos sequente, pontificalibus induti super palafrenum sindone coopertum per totam civitatem nostram laeti et gaudentes equitavimus, Dei benedictionem ac nostram omnibus largientes et Deo gratias referentes". Tenne un concilio provinciale. Fece la ricognizione delle reliquie di S. Siro nell'altar maggiore di S. Lorenzo.

Mentre le sorti finanziarie della Repubblica stavano precipitando e il popolo incominciava a soffrire la fame, l'arcivescovo si prodigò erogando quanto gli apparteneva ai più poveri e, con l'autorizzazione di papa Bonifacio VIII, vendette il castello e la Villa di S. Remo e di Ceriana che appartenevano alla mensa arcivescovile, per sollevare le miserie dei suoi figli spirituali.

Morì a Genova nel 1298.

II suo corpo fu sepolto nella chiesa di S. Domenico e da qui fu trasportato in quella di S. Maria di Castello dove si trova tuttora la sua tomba.

Compose molte opere, tra le quali ricordiamo: la `Legenda aurea', la 'Chronica civitatis januensis ab origine urbis usque ad annum MCCXCVII, la Istoria longobarda, sermoni, trattati, ecc. La sua memoria si celebra il 17 luglio.

 

 

Innocenzo IV (Sinibaldo dei Fieschi, conti di Lavagna)

Nacque verso la fine del XII secolo, a Genova. Fu celebre canonista e ricopri incarichi nella curia romana.

Fu papa dal 1243 al 1254. Dovette affrontare Federico II di Svevia, già scomunicato da Gregorio IX nel 1239. Federico, dopo aver avuto dal Papa la promessa di essere assolto dalla scomunica, decise di marciare su Roma. Il Papa allora si rifugiò a Sutri - città del Lazio, oggi in provincia di Viterbo - e mandò a Genova un frate francescano per chiedere aiuto alla città natale. Il 28 luglio 1244 il Papa lasciò Sutri, travestito da cavaliere e raggiunse Civitavecchia. Qui, prelevato da una flotta di circa 20 galee genovesi, fu condotto a Genova ove fu accolto trionfalmente.

Da Genova, attraverso gli Appennini, le Alpi e il Moncenisio arrivò nel dicembre 1244 a Lione, ove convocò il VII concilio ecumenico (I di Lione, 1245): Federico II fu nuovamente scomunicato e deposto dal trono. Morto Federico II, Innocenzo IV ritornò a Roma, passando nuovamente per Genova, vi si trattenne 35 giorni, e per Assisi, ove visitò S. Chiara morente. Morì a Napoli nel 1254.

Fu uomo di grande cultura, forte e deciso sì da tener testa a Federico II. A lui è intitolata una via nella zona di Carignano.  é

 

Adriano V (Ottobono dei Fieschi, conti di Lavagna)

Fu papa dal 10 luglio al 18 agosto 1276. Appena eletto fu consacrato vescovo, era infatti cardinale diacono del titolo di S. Adriano, ma non poté essere incoronato a causa della prematura morte. Dante lo colloca in Purgatorio tra gli avari (canto XIX) forse - scrive Giuseppe Morgavi - per non perdere occasione di sfogare il suo malanimo contro i genovesi!

Morì a Viterbo, allora residenza estiva dei papi, i1 18 agosto 1276.

 

Innocenzo VIII (Giovan Battista Cybo)

Nacque a Genova nel 1432. Ebbe una gioventù mondana e non ordinata dal punto di vista morale: prima di ricevere gli Ordini ebbe due figli illegittimi. Fu vescovo di Savona, cardinale (1473) e papa dal 29 agosto 1484. Scomunicò Ferdinando I, re di Napoli, che rifiutava di pagare l'annuo tributo alla S. Sede e offerse la corona di Napoli a Carlo VIII, re di Francia.

A Genova "rimase famoso per aver vietato alle donne, sia Religiose, che secolari, l'accesso alla cappella di S. Giovanni Battista nella cattedrale di San Lorenzo, sotto pena di scomunica, per il fatto che il Precursore fu ucciso per colpa di una donna" 44  Ü. Il divieto fu abrogato da Pio XII.

Morì il 26 luglio 1492 ed ebbe un magnifico sepolcro in S. Pietro, opera di A. Pollaiolo.

 

Bosco Bartolomeo, giureconsulto, benefattore.

Visse nel XV secolo: se ne ignora la data di nascita e di morte.

Fu celebre avvocato, studioso di gran fama, consigliere del regio governatore di Francia, del governatore del duca di Milano, del vicario del Podestà, dell'arcivescovo.

Esercitava la professione di notaio in una casa di `carubio Pamatoni', vicino all'attuale chiesa di San Camillo in Portoria.

Sposò Bianchina Giustiniani, che lo sostenne nell'esercizio delle opere di carità.

"Possedeva pure uno studio sulla piazza di S. Matteo, ed essendogli stati conferiti importanti incarichi dal governo della Repubblica, quali ad esempio quello di ambasciatore a Venezia e a Firenze, era considerato uno degli uomini più in vista della città. Nel mese di ottobre dell'anno 1422 Bartolomeo Bosco acquistava nel vico di Pammatone tre case, una delle quali completamente diroccata e, riparatala, la fece adattare ad uso ospedale per sole donne. Questa prima forma embrionale di ospedale fu dedicata alla Beata Vergine della misericordia", 45  Ü

Nasceva così a sue spese l'ospedale di Pammatone. Per provvedere anche agli uomini il Bosco acquistò una vicina tintoria per trasformarla in ospedale ma, prima che l'opera fosse ultimata, egli morì. Più tardi, dopo la morte del Bosco, fu realizzato "l'ospedale grande" di Pammatone.

A Bartolomeo Bosco è intitolata una via in Portoria.        é

 

Vernazza Ettore, benefattore.

Nacque a Genova e visse tra il XV e il XVI secolo: se ne ignora la data di nascita.

Sposò Bartolomea Riccia. Fu padre di Battistina Vernazza, della quale si parlerà più avanti.

Discepolo di S. Caterina Fieschi Adorno, il dolce figlio spirituale, fu da lei sostenuto nella realizzazione delle grandi opere di carità delle quali si fornisce qualche notizia:

Nel 1497, su ispirazione di S. Caterina, fondò la `Fraternità o Compagnia del divino Amore' per "radicare et piantare in li cori nostri il divino Amore, cioè la carità".

Da questa istituzione nacquero, sempre ispirate ed animate dal Vernazza, altre opere e cioè:

- la 'Compagnia del mandilletto' ("della pietà di santa Maria di Castello") sorta presso quella chiesa nel 1497 e così chiamata perché i suoi membri, in visita alle famiglie bisognose, usavano coprirsi il volto con un fazzoletto "mandilletto", per non essere riconosciuti.

- il "Monastero di Santa Maria Maddalena" per le convertite

- l`"Opera di N.S. del Soccorso" per il riscatto degli schiavi

- l`"Opera di N.S. della Provvidenza" per la distribuzione delle medicine e per le visite di medici ai malati poveri

- il 'Conservatorio di S. Giuseppe' per l'educazione delle ragazze povere (sorto in Portoria, fu demolito nel 1880 per l'apertura di Via Roma e trasferito in salita inferiore S. Rocchino).

La Compagnia del divino Amore si diffuse presto a Roma e in altre città italiane.

Nel 1499 il Vernazza fondò con altri giovani il `Reductus infirmorum incurabilium', ospedale degli incurabili o cronici, detto poi 'ospedaletto' per distinguerlo dall'ospedale `grande' di Pammatone.

Nel 1500 iniziò la ricostruzione del Lazzaretto della Foce che ebbe termine nel 1515. Il lazzaretto, nato in data ignota, molto tempo prima del Vernazza, sorgeva presso la spiaggia, alla foce del Bisagno e, ai tempi del Vernazza, versava in condizioni pietose. Per la ricostruzione il Vernazza sostenne quasi integralmente le spese e lasciò poi un reddito di 100 'luoghi' sul Banco di S. Giorgio, come dote del lazzaretto.

Finalmente: "stipendiò avvocati e procuratori a difendere i poveri; istituì due cattedre, una dì filosofia e di teologia l'altra; (...) beneficò la Metropolitana, il porto, il molo e fondò un moltiplico per esonerare dal dazio i generi più necessari alla vita del povero. Beneficò il Magistrato di Misericordia, i monasteri, i parenti e quanti mai gli sovvennero. 46  Ü Fu definito dal Cappellini "una delle figure più splendide nella storia della beneficenza in Italia".

Morì nel 1524 nel lazzaretto, da lui rinnovato, per morbo pestifero contratto nell'assistenza agli appestati.

A lui è intitolata una via in Portoria.       é

 

Vernazza Battistina, venerabile.

Nacque a Genova nella primavera del 1497, figlia di Ettore Vernazza. Ebbe come madrina di battesimo Santa Caterina Fieschi Adorno.

A 13 anni entrò nel monastero delle Canonichesse regolari lateranensi della Madonna delle Grazie in Genova, ove rimase fino alla morte. Fu maestra delle novizie e badessa.

Scrittrice di argomenti spirituali - si conservano 5 volumi manoscritti autografi - ha pagine bellissime sulla grazia santificante, sulle nozze spirituali e sull'estasi.

Morì il 9 maggio 1587.

La causa di beatificazione iniziò nel 1639, ma fu sospesa per le vicende dei tempi.

Le sue reliquie furono dapprima trasferite nel monastero delle Canonichesse regolari lateranensi di S. Maria in Passione, a Genova; poi nella chiesa di Santa Caterina di Portoria, presso l'urna di questa Santa.

 

Fieschi Adomo Caterina, santa.

Nacque a Genova nel 1447, in una casa in fondo a Vico Indoratori, da Giacomo, già viceré di Napoli e da Francesca Di Negro.

Visse in quel secolo XV che è stato descritto nel capitolo 'Ubi steterunt.'

Caterina ebbe buona educazione religiosa e umanistica, unita a una naturale versatilità per le belle arti. A 13 anni chiese di entrare nel monastero delle Canonichesse regolari lateranensi delle Grazie (ove già si trovava la sorella Limbania), ma le fu impedito.

Nel 1463, a 16 anni d'età, dovette sposare i1 nobile ghibellino Giuliano Adorno, per ragioni `politiche' dei familiari. Infatti tra i Fieschi (di parte guelfa) e gli Adorno (di parte ghibellina) non era corso in passato buon sangue: pochi anni prima della nascita di Caterina (dal 1443 al 1447) i Fieschi, appoggiati dai Campofregoso, dal re di Napoli e dal duca di Milano, si opposero al doge Raffaele Adorno fino a costringerlo alle dimissioni. All'epoca dei matrimonio di Caterina invece i Fieschi e gli Adorno si trovavano uniti col re di Napoli contro i Fregoso. Il matrimonio di un Adorno con una Fieschi veniva a sancire vincoli... politici. Per Caterina non fu un'unione felice, poiché Giuliano era di costumi licenziosi e dilapidatore dei beni patrimoniali. Caterina visse i primi cinque anni di matrimonio in un profondo dolore. Poi, vinta dalle insistenze di parenti e amiche, accettò di partecipare alla vita mondana dei nobili. Poteva farlo agevolmente poiché, oltre la bellezza, possedeva cultura e facilità di conversazione. Durò per cinque anni in questo tenore di vita senza trovare pace e gioia, finché il 20 marzo 1473, accostatasi al sacramento della confessione, ebbe un'illuminazione sull'Amore divino. Non poté concludere la confessione e tornò a casa. Qui ebbe la visione di Gesù che recava sulle spalle la croce. Iniziò da allora un cammino di santità; per quattro anni fu tormentata dal ricordo delle sue colpe che cercò di riparare con la penitenza. Nell'avvento e nella quaresima per 23 anni ebbe come unico alimento l'Eucaristia e un po' d'acqua con sale. Ebbe esperienze mistiche: visioni ed estasi che duravano anche ore intere.

Fu maestra e collaboratrice di Ettore Vernazza nel compimento di opere di carità. Con la sua santità convertì il marito, che accettò di vivere castamente, divenne terziario francescano e aiuto di Caterina nell'assistenza ai malati. Ambedue, lasciati i ricchi palazzi nobiliari, si trasferirono all'Ospedale di Pammatone, nelle stanze di servizio, sotto l'ubbidienza dei Frati Minori. Nel 1489 Caterina ebbe la direzione del Reparto donne "con generale giurisditione direttiva et amministrativa". Nel 1497 Caterina rimase vedova e continuò in Pammatone la sua missione di carità, fino alla morte.

Negli anni 1493, 1499, 1501, 1504, 1505, la peste mieteva vittime a Genova: Caterina si prodigò in modo particolare per gli appestati, fino all'eroismo, senza conoscere più riposo.

Morì il 15 settembre 1510 e fu sepolta nella chiesa dell'Annunziata di Portoria, detta `di S. Caterina'. La salma fu esumata nel 1512 e trovata intatta. Caterina fu canonizzata da Clemente XII nel 1737.

Lasciò il Trattato del purgatorio' e il `Dialogo tra anima, corpo, amor proprio, spirito, umanità e Dio', secondo alcuni studiosi solo la prima parte è da attribuirsi alla santa; la seconda sarebbe stata stesa da discepoli.

La sua memoria si celebra il 12 settembre.

 

Urbano VII (Giovanni Battista Castagna)

Nato a Roma da famiglia genovese il 4 agosto 1521. Papa per soli 12 giorni: dal 15 al 27 settembre 1590. Dispose che le ricchezze delle chiese fossero volte a rifornire Roma di pane a buon mercato e che fossero abolite le opprimenti imposte introdotte da Sisto V.

Dichiarò che la numerosa sua parentela dovesse essere trattata dopo i poveri e i servi del papa. Lasciò erede universale del suo patrimonio la confraternita  dell'Annunziata, in S. Maria sopra Minerva per la dotazione di ragazze povere.

 

Adorno Giovanni Agostino, sacerdote, fondatore dei Chierici regolari Minori.

Nacque a Genova nel 1551 dalla nobile famiglia Adorno. Compiuti gli studi di diritto canonico e civile fece un viaggio di istruzione in Italia: a Milano frequentò il congiunto P. Francesco Adorno s.j., confessore di San Carlo Borromeo; a Roma frequentò S. Filippo Neri. Nel 1573 fu inviato dal padre in Spagna ove rimase quattro anni svolgendo un incarico diplomatico alla corte di Filippo II. Nel 1579 tornò e Genova e scelse come direttore spirituale il padre Basilio Pignatelli, Teatino, che seguì a Napoli, ove venne ordinato sacerdote nel 1587. In un eremo dei camaldolesi vicino a Napoli assieme a S. Francesco Caracciolo elaborò le regole di un nuovo Istituto che fu denominato `dei chierici regolari minori', approvato da Sisto V nel 1588.

Fu uomo di grande orazione - rAntero riferisce che Agostino dedicava 7 ore quotidiane all'orazione mentale - e autore di Trattati spirituali. Morì il 29 settembre 1591, a 40 anni d'età.

In Genova i Chierici dell'Adorno furono chiamati 'Padri di Santa Fede', dalla chiesa parrocchiale che tennero fino al 1797. Nella cappella dei dogi nel Palazzo Ducale l'Adorno è raffigurato coi suoi chierici.           é

 

Ghiglino Patellani Camilla Medea,fondatrice della Congragazione di San Giovanni Battista e di Santa Caterina da Siena (Suore Medee)

Nacque a Genova il 14 marzo 1559 nel quartiere delle Grazie al Molo e fu battezzata nell'omonima chiesa. All'età di 17 anni sposò il nobile Giulio Patellani del quale restò vedova nel 1586, dopo solo 10 anni di matrimonio. Nel 1594, con l'appoggio del suo direttore spirituale, padre Bernardino Zanoni s.j., costituì un gruppo di amiche (Delia, Geronima, Margherita, Benedetta, Bianca e Simonetta) che, seguendo lo spirito di Sant'Ignazio di Loyola, si proponeva di vivere a fondo la vocazione cristiana. Le suddette prestarono servizio di catechesi e di carità nella parrocchia del SS. Salvatore a Sarzano. Il gruppo di amiche diventerà Congregazione Religiosa canonicamente riconosciuta nel 1920 con decreto del Cardinal T. P. Baggiani, arcivescovo di Genova. Medea morì a Genova il 14 marzo 1624. Il suo corpo fu sepolto nella cripta della chiesa di N.S. delle Grazie al Molo, ove giace tuttora. Oggi la Congregazione delle suore Medee è presente in varie località italiane: Genova, Viareggio, Roma, Taranto, Salvarosa di Castelfranco Veneto, San Vito sullo Jonio e in Brasile.

 

Fornari Strata Maria Vittoria, beata, Religiosa

Nacque a Genova nel 1562. A 17 anni, per volontà del padre, sposò Angelo Strata, dal quale ebbe 6 figli. Nel 1587 rimase vedova e, siccome i figli non avevano più bisogno della sua assistenza - due figlie erano monache; tre figli frati ed uno era morto, decenne, fece voto di castità e decise di fondare un monastero in onore dell'Annunziata. Le monache, rivestite di abito bianco-celeste furono chiamate 'celesti' o 'turchine'. L'Ordine, di clausura, fu approvato da Clemente VIII nel 1604. Dopo la morte della fondatrice si diffuse in Italia, Francia e Belgio.

La beata ebbe esperienze mistiche.

Mori il 15 dicembre 1617. Fu dichiarata beata nel 1828 da Leone XII.

La sua memoria si celebra il 15 dicembre.

Nella diocesi di Genova le monache 'Turchine' hanno un monastero a S. Cipriano di Serra Rìccò, nel quale riposa il corpo della fondatrice.

 

Spinola Carlo, beato, martire.

Nacque dalla famiglia Spinola - una delle più antiche e nobili famiglie genovesi - nel 1564. Compì gli studi classici presso lo zio Filippo, vescovo di Nola e cardinale.

Nel 1584 entrò nella Compagnia di Gesù, compiendo il noviziato a Napoli ove ebbe come compagno S. Luigi Gonzaga.

Fu ordinato sacerdote nel 1594.

Partì come missionario per il Giappone e giunse a Nagasaki nel 1602. Ricoprì la carica di procuratore generale di tutta la Provincia e quella di vicario generale dell'episcopato giapponese.

Ignorò volutamente l'ordine di espulsione dei missionari stranieri e visse per 4 anni in clandestinità sotto falso nome, cambiando frequentemente domicilio per non essere scoperto.

Nel 1618 fu arrestato con altri cristiani su segnalazione di un rinnegato e rimase in carcere 4 anni in condizioni disumane che conosciamo attraverso le sue lettere: in vetta ad una montagna, esposto a tutti i venti, senza aver di che coprirsi, senza neppure una stuoia di paglia per difendersi dal vento, dalla pioggia e dalla neve, nella sporcizia, nel fetore, nella fame. Il 10 settembre 1622 morì martire a Nagasaki assieme ad altri cristiani: 22 - tra cui il beato - furono bruciati vivi; 30 furono decapitati. Le sue ceneri furono disperse in mare.

Fu proclamato beato da Pio IX il 6 luglio 1867.

La sua memoria si celebra il 10 settembre, giorno del suo martirio.

 

Centurione Bracelli Virginia, santa

Nacque a Genova, nel Borgo detto 'Bisagno', il 2 aprile 1587 dal nobile Giorgio Centurione, due volte senatore e, nel 1621, doge della Repubblica e da Lelia Spinola.

A quindici anni, andò sposa a Gaspare Bracelli, nobile, ricchissimo ma viziato e vizioso, mondano, dilapidatore del patrimonio. Il matrimonio ebbe luogo nella casa Centurione in Via Lomellini.

La vita viziosa condusse il marito alla tubercolosi, sicché all'età di soli 24 anni morì.

Da Gaspare Virginia ebbe due figlie: Lelia e Isabella. Morto il marito e sposate le due figlie, Virginia si dedicò alle opere di carità. La situazione sociale del tempo era tragica: ai danni delle ripetute pestilenze si aggiungevano quelli della guerra franco-piemontese contro Genova: la popolazione della città si era raddoppiata poiché Genova era invasa da molti "valligiani" alla ricerca di un asilo sicuro e, per scampare alla. ferocia, molte volte mostruosa, della soldataglia d'ambo le parti, avida di piaceri e di bottino. II suo divampare aveva reso poi addirittura disperato l'esodo dalle campagne e l'accalcarsi disordinato entro le mura genovesi che, per quanto ampie, diventavano ogni giorno più ristrette, (...) producendovi un forte aumento di bocche inutili assai pericolose nell'eventualità di un assedio". 47  Ü

A guerra ultimata "molti che avevano perduto tutto (...) preferirono rimanervi anche se votati a procacciarsi di che vivere in qualsiasi modo, incluso lo accattonaggio, la menzogna, l'infamia e il delitto. Cosicché molto presto al bisogno di alloggiare e sfamare migliaia e migliaia di senza tetto e di senza pane, subentrò l'urgenza di riscattare moralmente e ricondurre a proporzioni umane una folla di perditempo e di nulla facenti". 48  Ü

Virginia, con la beata Vittoria Strata, cura i poveri, suggerisce al marchese Gerolamo Serra di istituire scuole popolari per i ragazzi poveri, apre la sua stessa casa ai poveri, va a mendicare in loro favore, istituisce una congregazione laica, detta `delle cento dame per l'insegnamento ai piccoli e per procurare lavoro a domicilio a uomini e donne; istituisce la "Congregazione di N.S. del Rifugio" dopo aver accolto in casa sua fino a 40 ragazze. Nel 1631 trasferisce la congregazione nel convento di Monte Calvario (oggi convento della Visitazione sopra Principe); apre una nuova casa 'in Bisagno', un'altra a Multedo, un'altra in Carignano. La congregazione nacque come laicale e solo in un secondo tempo divenne 'religiosa'.

Nel 1641 il governo della Repubblica concedeva che ai tre protettori della Congregazione già nominati si aggiungesse Emanuele Brignole che contribuirà col proprio danaro a sostenere l'opera della Bracelli. Fu così che le Religiose della congregazione di N.S. del Rifugio furono chiamate 'Brignoline'. Morì il 15 dicembre 1651 nella casa della congregazione in Carignano. Fu proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 1985 a Genova in una solenne con celebrazione tenuta in Piazza della Vittoria. Fu canonizzata il 18 maggio 2003.

La sua memoria si celebra il 22 settembre.

A lei è intitolata una via nella zona di Marassi.          é

 

Durazzo Stefano, cardinale, arcivescovo di Genova

Nacque a Genova Multedo il 6 agosto 1595 dalla nobile famiglia Durazzo, che diede 9 dogi alla Repubblica, un vescovo e un cardinale.

Fu referendario alla Signatura apostolica, Tesoriere generale dello Stato pontificio, Legato pontificio a Ferrara. Eletto arcivescovo di Genova il 5 marzo 1635, non poté entrare subito in diocesi perché trattenuto da vari impegni a Ferrara: vi entrò in incognito il 9 novembre 1637. Promosse molte attività per la santificazione del clero e per ristabilire la disciplina ecclesiastica. Visitò più volte le parrocchie cittadine e rurali; celebrò nel 1643 un sinodo diocesano.

Nel 1643 fondò la 'Congregazione dei missionari urbani' per le missioni al popolo entro le mura della città.

Nel 1645 invitò a Genova i Missionari Lazzaristi, fondati da S. Vincenzo de' Paoli, suo amico personale. Per essi fece costruire nel 1647 la casa di Fassolo.

Nel 1654 acquistò un terreno in Ponticello per la costruzione di un nuovo seminario i cui lavori iniziarono nel 1655 e terminarono due anni dopo, tra non poche difficoltà di ordine finanziario. 49  Ü   Durante la peste del 1656 che - come scrive l'Accinelli - ridusse la popolazione della città da 90.000 a 10.000, si prodigò senza tregua in favore degli appestati, si spogliò di tutti i beni per pagare gli onorari ai più famosi medici dell'epoca, chiamati da ogni parte della Penisola.

Subì ostilità e calunnie da parte del senato, ragion per cui nel 1659 si ritirò per due anni a Roma. Tornato in diocesi "cadde in grave infermità dalla quale alfine lentamente si riebbe" ma ormai il governo della diocesi gli riusciva pesante.

Nella primavera del 1663 ritornò a Roma, supplicò Alessandro VII di accettare le sue dimissioni. Cosa che avvenne solo un anno dopo, l'11 novembre 1664.

A Roma fu collaboratore del papa in delicate missioni e ivi morì il 7 luglio 1667.

Per la rettitudine, per la forza morale, per la lungimiranza, per capacità pastorali ed organizzative è una delle figure più grandi tra gli arcivescovi genovesi. L'arcivescovo di Genova Giuseppe Maria Saporiti (1746­-1767) lo definì 'il Borromeo' di Genova.

 

Brignole Emanuele, benefattore

Nacque a Genova nel 1616 da una famiglia patrizia che diede 4 dogi alla Repubblica. Fu uno dei maggiori e più munifici benefattori della città, avendo dedicato la sua vita e gran parte delle sue sostanze alla cura dei poveri.

Agli inizi del 1600 la piaga della miseria era dilagante, conseguenza sia delle pestilenze che colpirono Genova, sia della guerra franco-piemontese cui si è accennato parlando della beata Virginia Centurione Bracelli. Dal governo della Repubblica i poveri furono alloggiati al Lazzaretto della Foce che ben presto si rivelò insufficiente, per cui si decise di costruire un nuovo edificio fuori le mura, ma nelle immediate vicinanze della città. Si scelse la località di Carbonara e si affidò l'incarico a Emanuele Brignole e a Oberto Torre.

Nel 1661 era completata la prima parte dell'edificio 'Albergo dei poveri' per costruire la quale il Brignole aveva donato la considerevole somma di lire centomila. Per sua iniziativa la costruzione venne ampliata nel 1667. Alla sua morte il Brignole lasciò metà delle sue sostanze all'albergo dei poveri.

Nel 1657 venne costruita nell'Albergo, a spese della Repubblica, una chiesa dedicata all'Immacolata, come adempimento del voto fatto dalla Repubblica durante la peste del 1656.

Emanuele Brignole sostenne pure col proprio danaro l'opera della Beata Virginia Centurione Bracelli, costruendo a sue spese un nuovo braccio dell'edificio del 'Rifugio' in Bisagno.

Contribuì inoltre all'edificazione del nuovo seminario in località Ponticello sia donando la somma di lire 37.000, sia sorvegliando i lavori di costruzione dall'inizio alla fine. Mori il 7 gennaio 1678 a sessant'anni di età e fu sepolto - secondo il suo volere - presso l'altare maggiore della chiesa dell'Albergo, rivestito col saio che portavano i ricoverati.

Nel suo testamento proibì ogni sorta di memoria alla sua persona, tanto nell'Albergo, quanto nel conservatorio del Rifugio, sotto pena della decadenza del beneficio.

A lui è intitolato il Ricovero e l'antistante piazzale.         é

 

Antero Maria di S. Bonaventura (Filippo Micone), O.A.D., venerabile

Nacque a Sestri Ponente il 5 settembre 1620.

A 17 anni entrò nell'Ordine degli agostiniani scalzi assumendo il nome di Antero Maria di S. Bonaventura.

Fu priore nel convento di Sestri, maestro dei novizi, Provinciale di Genova, Commissario per la provincia germanica presso l'imperatrice Eleonora.

Celebre predicatore in Italia e a Parigi, ma soprattutto modello di carità verso i poveri, i malati e i carcerati, sì da essere chiamato "il padre della carità".

Ammirevole la sua opera caritativa durante la peste del 1656 nel lazzaretto della Consolazione, di cui era rettore. Per la sua opera in favore degli appestati il senato della Repubblica gli conferì un encomio solenne.

Dopo il bombardamento francese di Genova (1684) fu ancora in prima linea nell'assistenza.

Morì il 7 luglio 1686.

Lasciò l'opera "Dei lazzaretti della città e delle riviere di Genova" nella quale fornisce non solo un quadro della situazione del tempo, ma "ci testimonia come il popolo genovese si comportò con rassegnazione durante tale calamità (la peste), senza untori, né cacce all'uomo, né colonne infami, ne torture, né roghi. La morte, pur seminando cadaveri per le strade, non determinò scene di delirio o di isterismo collettivo; fece solo rifulgere (abnegazione di coloro che si prodigarono nell'assistenza dei malati nei vari lazzaretti". 50   Ü

A lui è intitolata una via a Sestri Ponente.

 

Pinelli Laura e Lomellini Sofia

Durante la peste del 1656 le due donne, entrambi appartenenti all'Arciconfraternita della morte ed orazione, in S. Donato, lasciati gli agi della nobiltà si dedicarono in modo esclusivo all'assistenza degli appestati nell'ospedale di Pammatone, mettendosi a loro piena disposizione.

"Laura, prima di entrarvi si recise le trecce e si fece tondere il capo in atto di assoluta rinuncia al mondo e alle sue vanità. Non molto tempo dopo, colta dal male, fece olocausto della sua vita nello stesso ospedale. Sofia visse qualche mese di più, tutta dedicata al servizio degli appestati finché, colpita anch'essa dal contagio, raggiunse la compagna". 51  Ü

Alle due donne sono intitolate due vie in Portoria, forse troppo... modeste in confronto alla grandezza del sacrificio delle due eroine della carità.

 

Solimani Giovanna Battista, venerabile

Nacque a Genova, il 12 maggio 1688 e fu battezzata col nome di Maria Antonia. Attratta dalla figura di S. Giovanni Battista, senti il desiderio di vivere in solitudine nella spiritualità del Precursore.

A Moneglia, presso l'arciprete Domenico Francesco Olivieri, nel 1730 iniziò, con alcune compagne, la nuova forma di vita. Dopo 6 anni di esperimento ritornò a Genova con l'Olivieri, che aveva rinunciato alla parrocchia per seguire la nuova fondazione.

Nel 1744 Benedetto XIV approvava il monastero della Solimani e la regola dello stesso e due anni topo l'arcivescovo di Genova Mons. Giuseppe M. Saporiti, rivestiva le prime dodici "romite battistine".

Il monastero sorgeva allora appena fuori le mura della città in quella salita che ancor oggi è denominata 'salita delle Battistine', presso la villetta Di Negro. Il monastero è oggi

adibito a scuola; le monache si sono trasferite in Via Bottini nel 1924.

La Solimani morì l'8 aprile 1758. Dopo la sua morte un gruppo di "romite" si trasferì a Roma (1775) e diede origine ad un monastero tuttora esistente in quella città.

La salma della Solimani è custodita nel nuovo monastero di Sturla. Nel 1784 è stata introdotta la causa di beatificazione.      é

 

Olivieri Domenico Francesco, sacerdote, servo di Dio.

Nacque a Genova il 1° novembre 1691.

Fu ordinato sacerdote il 22 dicembre 1714.

Ancora diacono, nel 1713, assieme al sacerdote novello Francesco Maria Ferralasco, fondò la 'Congregazione dei missionari suburbani o forensi o rurali' per tenere missioni al popolo fuori città, il cui statuto sarà approvato dall'Arcivescovo Nicolò Maria De Franchi (1740) e da Benedetto XIV (1742). Dal 1723 fu arciprete della chiesa di S. Croce in Moneglia. Nel 1730, predicando un corso di esercizi spirituali alla popolazione di San Martino d'Albaro, incontra Maria Antonia Felice Solimani e conosce la sua intenzione di fondare una nuova congregazione religiosa. Nello stesso anno la Solimani si trasferisce a Moneglia e dà inizio alla congregazione, della quale l'Olivieri è cofondatore.

Fondò pure la congregazione dei "Battistini" per le missioni straniere che, ottenuta l'approvazione papale (1755) aprì una casa a Roma, al Pincio e della quale l'Olivieri rimase Superiore sino alla morte. La congregazione mandò a più riprese missionari in Bulgaria; oggi è estinta.

Morì a Genova il 13 giugno 1766, in una casa di Salita dei Cappuccini, vicina al monastero e alla chiesa delle Romite Battistine. La sua salma è conservata nel monastero della Battistine a Sturla, accanto a quella della Ven.le Solimani.

 

De Rossi Giovanni Battista, sacerdote, santo

Nacque a Voltaggio, Diocesi di Genova, il 22 febbraio 1698 studiò lettere e filosofia presso il Collegio Germano (Roma) e teologia presso i Domenicani della Minerva. In quegli anni diresse vari gruppi di studenti dislocati in speciali Oratori festivi, san Gregorio al Celio, alla Navicella e a Santa Maria della Consolazione.

Ordinato sacerdote l'8 marzo 1721, svolse il suo ministero a Roma, soprattutto a favore delle categorie più umili (poveri, infermi degli ospedali pubblici e dei ricoveri). Dedicava molte ore al giorno al ministero delle Confessioni. Diresse e riorganizzò materialmente e pastoralmente l'Ospizio di Santa Galla, fondato circa mezzo secolo prima da Marco A. Anastasio Odescalchi. Fondò nello stesso quartiere un ospizio per le donne, che intitolò a San Luigi. Trascorse gli ultimi anni tormentato da vari malanni e dall'epilessia. Morì a Roma il 23 maggio 1764.

Le reliquie del suo corpo riposano oggi a Roma nella chiesa parrocchiale a lui dedicata.

Fu dichiarato beato da Pio IX e canonizzato da Leone XIII (1881). La sua memoria si celebra il 24 maggio.

 

Bianchi Rosa, fondatrice delle Suore Francescane N.S. del Monte

Nacque a Genova nella prima metà del 1700, si sposò giovanissima e a 18 anni d'età rimase vedova, senza aver avuto figli. Nel 1759 entrò nel Terz'Ordine francescano. Incontrò Benedetta Magnasco e insieme decisero di avviare un'esperienza comunitaria sull'esempio di S. Francesco, consacrandosi a Dio e ai bisognosi. Presero abitazione nei pressi della chiesa di Santa Maria del Prato (in Albaro). Ad esse si unirono altre "sorelle": nascevano così le `Suore francescane di N.S. del Monte. Esse furono riconosciute canonicamente come congregazione religiosa dal card. Placido M. Tadini, arcivescovo di Genova nel 1841.

La Bianchi morì il 14 maggio 1782. Fu sepolta nel coro della cripta del santuario di N.S. del Monte.

 

Accinelli Francesco Maria, sacerdote, storico

Nacque a Genova il 23 aprile 1700.

Cappellano della chiesa di N.S. della Provvidenza, visse in assoluta povertà e modestia

Scrisse varie opere di storia patria; eseguì anche carte topografiche e geografiche di Genova e della Liguria e in particolare quella di tutte le parrocchie della città.

Le sue opere - soprattutto il 'Compendio delle storie genovesi' e la 'Cronologia dei dogi' - sono un punto di riferimento per chi voglia studiare le vicende della Repubblica genovese.

Morì in povertà il 7 ottobre 1777. La sua salma riposa nella Cattedrale di S. Lorenzo.

A lui sono intitolate una salita ed una via in Castelletto.

 

Franzoni Paolo Gerolamo, abate.

Nacque a Genova il 3 dicembre 1708, da famiglia patrizia che aveva dato un doge alla Repubblica.

Studiò a Modena nel collegio dei nobili.

All'età di circa 26 anni compì un viaggio a Roma e là chiese al P. Provinciale dei Missionari di S. Vincenzo di essere accettato nella congregazione. Gli fu negato per l'intervento della madre presso il P. Provinciale. Restò ospite dei Vincenziani e dopo qualche tempo ottenne dal Card. Guadagni di essere promosso ai Sacri Ordini.

Si diede alla predicazione delle 'missioni' al popolo in Roma e a Ferrara.

Tornato a Genova si dedicò alla cura e alla catechesi della gioventù, iniziando un'opera di vera formazione dei catechisti laici. Nel 1739 vi aggiunse quella dei malati nell'ospedaletto e a Pammatone. Nel 1749 fondò la Congregazione degli Operai evangelici - poi detti

'Franzoniani'- con lo scopo di promuovere l'istruzione e la pietà del clero.

Aprì la sua biblioteca privata, ben fornita e aggiornata, a tutti coloro che desideravano usarne.

Nel 1754 istituì la Congregazione delle Madri Pie 'Franzoniane' in Genova Sampierdarena per l'educazione delle fanciulle.

Promosse la cultura a Genova istituendo numerose 'accademie' di Lettere, di Lingue, matematica, geometria, architettura, musica.

Morì nella sua abitazione in Piazza del Serriglio, nella parrocchia di N.S. delle Vigne, il 26 giugno 1778.

I suoi resti riposano nella chiesa di S. Marta, in Genova.      é

 

Garaventa Lorenzo, sacerdote

Lorenzo Garaventa - da non confondersi con Nicolò Garaventa, fondatore della Nave-scuola e nipote di Lorenzo - nacque a Calcinara di Uscio nel 1724.

Ordinato sacerdote fu subito colpito dalla dolorosa situazione di molti bambini, così descritta da L. Grillo: "turba immensa di poveri fanciulli , che in una tanto popolosa e commerciante città si aggirava oziosa per le strade, senza istruzione, occupata in vani trastulli, e pur troppo bene spesso addestrandosi fin dai primi anni al delitto (...) La povertà estrema teneva lontana dalle scuole stabilite la più abbietta classe del popolo dove non avrebbe potuto intervenire e frammischiarsi colle classi più agiate senza qualche perturbazione dell'ordine sociale" 52  Ü

Per venire incontro a questi bambini un giorno del 1757 il Garaventa affisse alla finestra della sua abitazione di Piazza Ponticello un cartello con la scritta `qui si fa scuola per carità' e iniziò così la scuola popolare gratuita.

Per essa spese tutto il suo patrimonio - compreso un terreno ereditato dai genitori - per fornire ai ragazzi anche pane e vestiti. Si dedicò a questa missione per 25 anni.

Ammalatosi, chiese di essere portato nell'ospedale di Pammatone, dove morì poverissimo il 13 gennaio 1783.

 

Assarotti Ottavio, scolopio, educatore dei sordomuti.

Nacque a Genova il 25 ottobre 1753.

Studiò presso i Padri scolopi e più tardi entrò in questa congregazione. Fu insegnante di Teologia dogmatica e morale.

Nel 1801 raccolse nella casa dei Padri Scolopi presso la chiesa di Sant'Andrea, oggi distrutta, alcuni sordomuti per educarli e aiutarli in una scuola "privata" senza poter contare su aiuti altrui.

Nel 1811 però la sua attività veniva formalmente riconosciuta dal governo come "Istituto" e l'anno dopo l'Assarotti otteneva i locali dell'ex monastero di N.S. della Misericordia, che si trovava nell'attuale Via Serra e che ancor oggi ospita l'Istituto dei sordomuti.

La scuola dell'Assarotti divenne un punto di riferimento e un modello per tutta l'Italia. Ebbe alti riconoscimenti di letterati e scienziati, anche stranieri (dr. Castberg di Copenaghen, Peschke di Lipsia, Cuvier, Wodbridge, la Staél, ecc.).

Sul modello dell'Istituto fondato dall'Assarotti sorsero poi altri istituti in varie città.

Morì a Genova il 24 gennaio 1829.

A lui è intitolata la grande via che congiunge Piazza Corvetto a Piazza Manin.

 

D'Albertis Giovanni Battista, vescovo

Nacque a Genova il 23 maggio 1784. Studiò nel seminario di Genova.

Fu ordinato sacerdote il 20 settembre 1806. Dapprima si dedicò all'insegnamento in seminario e all'università civile.

Dal 1831 al 1836 fu vescovo di Ventimiglia, alla quale sede dovette rinunciare per contrasti con l'autorità civile ed anche col capitolo canonicale.

Dal 1836 alla morte dimorò a Genova in una sua casa in località Paverano.

Nel 1861 con testamento segreto destinava gran parte dei suoi beni all'erigendo contubernio per le sordomute, che sarà ufficialmente inaugurato il 16 luglio 1866, 4 anni dopo la sua morte e che esiste tuttora nella zona di S. Fruttuoso.

Morì il 4 gennaio 1862.

La via "contubernio G.B. D'Albertis" ricorda il vescovo e la sua liberalità.

 

Gianelli Antonio Maria, santo, vescovo, fondatore Figlie N.S. dell'Orto.

Nacque a Cerreto di Carro (oggi provincia di La Spezia; allora diocesi di Genova) il 12 aprile 1789.

Studiò nel seminario di Genova e fu ordinato sacerdote il 23 maggio 1812. Fu vice parroco a S. Matteo; insegnante nel seminario di Genova; direttore di disciplina nel medesimo; arciprete di Chiavari; Vicario arcivescovile per Chiavari; prefetto degli studi nel seminario chiavarese. Nel 1827 fondò la congregazione dei Missionari di S. Alfonso per gli esercizi spirituali al clero e per le sacre 'missioni'.

Nel 1829 fondò la congregazione delle Figlie di N.S. dell'Orto ('Gianelline') perché provvedessero "alle fanciulle più bisognose, ai poveri e agli infermi". Nel 1837 venne nominato vescovo di Bobbio e consacrato l'anno successivo.

A Bobbio promosse fortemente la catechesi (tenendo egli stesso lezioni di catechismo), le missioni al popolo, la

disciplina e la formazione del clero; tenne tre volte la visita pastorale a tutte le parrocchie della diocesi e due sinodi diocesani (1840, 1844).

Nel 1838 costituì gli Oblati di S. Alfonso per la riforma del clero e la direzione dei seminari.

Ebbe molto a soffrire a causa dell'apostasia del Bonavino, del quale il Granelli aveva molta fiducia.

Morì a Piacenza il 7 giugno 1846, a 57 anni d'età, consumato dalla fatica.

Fu canonizzato da Pio XII il 21 ottobre 1951.

La salma del Granelli riposa in un'urna, nella cripta del duomo di Bobbio.

La sua memoria si celebra il 7 giugno.        é

 

Fransoni Luigi, arcivescovo di Torino.

Nacque a Genova il 29 marzo 1789 da famiglia patrizia.

Fu ordinato sacerdote nel 1814. Vescovo di Fossano nel 1821 e arcivescovo di Torino nel 1832. Uomo integerrimo e rigido, impolitico e provocatorio, non certo incline alle novità che pure si imponevano, venne in contrasto col governo piemontese dal 1844, quando egli proibì agli ecclesiastici di partecipare alle lezioni dell'Aporti sull'insegnamento scolastico statale e poi ancor più per la promulgazione della legge sulla stampa che sopprimeva la revisione ecclesiastica. Nel 1848 su invito del governo lasciò Torino e si recò a Genova. Due anni dopo ritornava in sede ma il governo gli ingiungeva di rivalicare il confine, mentre il re Carlo Alberto gli chiedeva di dichiarare pubblicamente la sua non contrarietà alla forma costituzionale. Il Fransoni acconsentì.

A seguito di una sua circolare contro le leggi Siccardi, il Fransoni fu citato in tribunale e condannato ad un mese di carcere e a 500 lire di multa.

A peggiorare ancora la situazione si aggiunse il 'caso Santarosa': Pietro Santarosa, ministro dell'Agricoltura e Commercio, gravemente ammalato, chiese di essere assolto dalla scomunica in cui era incorso per aver attentato alle immunità ecclesiastiche. La commissione teologica - incaricata dal Fransoni di redigere una forma di abiura - presentò un testo che il Santarosa non si sentì di accettare. Ricevette l'assoluzione di un sacerdote il quale però non aveva ottenuto la facoltà di assolverlo dalla scomunica. Come scomunicato il Santarosa non poteva godere della sepoltura religiosa. Il governo tuttavia impose i funerali religiosi. In quell'occasione fu sollevata contro l'arcivescovo la folla che assaltò pure il Convento di S. Carlo, lo devastò e turbò corteo funebre e cerimonia religiosa.

Il 7 agosto 1850 il Fransoni veniva arrestato, trattenuto in carcere fino al 26 settembre, condannato all'esilio e alla confisca delle rendite della mensa arcivescovile.

Si recò a Lione ove morì nel 1862.

La sua figura e il suo operato suscitarono contrastanti giudizi. Fu certamente uomo retto e sincero, assai poco malleabile e diplomatico. Né, forse, comprese che i tempi stavano cambiando e che le resistenze diventavano inutili. D'altra parte non tutti potevano essere pronti ad accettare il tramonto di alcune forme ormai condannate dai tempi.

Va però ricordato che ebbe come controparte degli anticlericali irriducibili, fervidi patrioti ma non meno fervidi massoni; che molta della politica del tempo guidata dalla massoneria era concepita in chiave nettamente anticlericale; che i suoi nemici non rifuggirono anche dall'uso di armi abbiette: calunnia, slealtà, arroganza.

 

Cambiaggio Frassinello Benedetta, beata, fondatrice S.re benedettine N.S. della Provvidenza.

Nacque a Langasco il 2 ottobre 1791 da famiglia di agricoltori che nel 1809 si trasferì a Pavia.

Nel 1816 Benedetta, benché desiderosa di consacrarsi al Signore, va sposa a B. Frassinello.

Dopo 2 anni di matrimonio i due sposi concorderanno di vivere in perfetta castità. Nel 1825 col consenso del marito, del direttore spirituale e del vescovo di Pavia, entra nel convento di Capriolo, mentre il marito fra i Somaschi, come fratello laico.

Un anno dopo, causa la malattia, Benedetta lascia il convento. Guarita, raccoglie in una casa sette fanciulle bisognose, profondamente turbata dalla condizione di tante ragazze trascurate dai genitori oppure orfane o ignoranti. A loro dedicherà il resto della sua vita.

Nel 1828 dà inizio in Pavia alla 'Pia Opera Angelo Domenico Pozzi' - dal nome del munifico benefattore - che più tardi sarà detta 'delle benedettine'.

Benedetta è aiutata anche da 'volontarie'. L'Opera ha ancora carattere privato e laicale.

Nel 1838 deve lasciare Pavia e si porta a Ronco Scrivia ove apre un educandato esterno, una scuola e il Noviziato (1854). Aprì anche case a Voghera (1848), a Pavia (1853) a San Quirico in Val Polcevera (1857).

Le regole della congregazione religiosa furono stese da Benedetta a Ronco nel 1845 e 1855. Saranno approvate solo nel 1856. Morì a Ronco Scrivia il 21 marzo 1858. Giovanni Paolo II la ascrisse tra i beati il 10 maggio 1987. La sua memoria si celebra il 21 marzo.

 

Oliveri Nicolo' sacerdote, servo di Dio.

Nacque a Voltaggio il 21 febbraio 1792. fu ordinato sacerdote il 18 febbraio 1815.

Vice parroco a S. Sisto di Pré dal 1817 al 1823, si dedicò alla cura pastorale e all'assistenza dei poveri - andando personalmente a raccogliere ogni materiale con un carrettino - dei carcerati, dei portuali e alla redenzione delle prostitute.

Profondamente colpito dall'enciclica "In supremo" di Gregorio XVI, nella quale si condannava la pratica della schiavitù, l'Olivieri si dedicò al riscatto schiavi, in specie delle "morette". Riuscì a coinvolgere la nobiltà di Genova, di Torino e di Milano sì da poter disporre del denaro necessario per il riscatto.

Compì personalmente 13 viaggi in Africa per trattare i riscatti, trasformandosi, per amore in "ghellabà" (negriero). Salvò almeno 280 schiavi.

Morì il 25 ottobre 1864 a Marsiglia dove si era recato per la consacrazione di un santuario alla. Madonna della Guardia.

 

Giorni Vittoria, serva di Dio

Nacque a Genova nel 1793. Con alcune compagne e sotto la direzione spirituale di D. Francesco Agnino (poi vescovo di Sarzana) si dedicò alla cura e all'assistenza delle fanciulle povere. Nel 1820 acquistò un appartamento nell'ex Convento dei Chierici Minori Regolari, presso la Chiesa di San Rocco su Granarolo: li iniziò la sua opera caritativa. Successivamente, nel 1827 l'Opera si trasferì nel vecchio Convento di Sant'Agata, rimanendo però una Istituzione laicale; nel 1934 diventerà Congregazione religiosa col nome di "Maestre Pie di Sant'Agata". La serva di Dio aprì inoltre una Scuola a Quinto.

Morì il 26 ottobre 1874, dopo una vita attiva e segnata dalla continua sofferenza fisica.

 

Pendola Tommaso, scolopio

Nacque a Genova il 22 giugno 1800. Compì gli studi presso i Padri Scolopi e più tardi entrò in questa congregazione. Nel 1822 fu inviato a Siena come docente di filosofia. Contemporaneamente all'attività didattica, approfondì gli studi sullo sviluppo mentale in rapporto all'uso del linguaggio, con particolare riguardi ai sordomuti. Ad essi dedicò, come l'Assarotti, la sua opera di educatore. Ritornò a Genova per ottenere consigli dal P. Assarotti e per apprendere le norme didattiche e i procedimenti didascalici praticati dall'anziano istitutore.

Tornò a Siena ove insegnò ancora filosofia e matematica all'Università, senza lasciare la cura dei sordomuti. Morì a Siena il 12 febbraio 1883.

A lui è intitolata una via nella zona di San Fruttuoso.     é

 

Francesco Maria da Camporosso, il 'Padre Santo', fratello laico cappuccino santo.

Al secolo: Giovanni Croese. Nacque a Caporosso, oggi provincia di Imperia, il 27 dicembre 1804.

Fu novizio dei cappuccini nel convento di S. Barnaba (1825-26) e quindi fu destinato al convento della SS. Concezione in Genova, ove rimase sino alla morte.

Svolse in convento i lavori più umili: cuoco, infermiere e successivamente fu destinato alla questua, che egli trasformò in una meravigliosa e fruttuosa occasione di apostolato nelle vie della città, nel porto, sulle calate. La gente accorreva a lui, chiedeva consigli e preghiere. Presto fu denominato 'il Padre Santo', benché non fosse neppure sacerdote.

Diede grande prova di umiltà, di fortezza, di pazienza, di carità.

Nel 1866 Genova fu colpita dal colera: fra Francesco offrì la sua vita al Signore per la salvezza dei suoi concittadini. Fu esaudito: dopo tre giorni di malattia morì (17 settembre 1866) e la mortalità pubblica decrebbe rapidamente, come dimostrano i bollettini sanitari del tempo.

La salma del `Padre Santo' riposò fino al 1911 nel cimitero di Staglieno; in quell'anno fu trasferita nella chiesa della SS. Concezione (detta `chiesa del Padre Santo').

Fu canonizzato da Giovanni XXIII alla chiusura della prima sessione del Concilio Vaticano II, il 9 dicembre 1962. La sua memoria si celebra il 17 settembre.

 

Frassinetti Giuseppe, sacerdote, venerabile.

Nacque a Genova il 15 dicembre 1804; fratello di S.

Paola Frassinetti. Frequentò come alunno esterno le scuole del seminario di Genova. Fu ordinato sacerdote il 22 settembre 1827.

Dal 1831 al `39 fu parroco di San Pietro a Quinto e dal `39 alla morte, priore di S. Sabina.

Fondò, con don Luigi Sturla la 'Congregazione del Beato Leonardo' - dapprima denominata 'conferenza di ecclesiastici collaboratori dell'Opera di S. Dorotea', poi `Congregazione di ecclesiastici sotto la protezione di Maria SS. e dei SS. Apostoli' - per fomentare la santificazione, lo zelo pastorale e lo studio del clero, che fu approvata dall'Arcivescovo P. M. Tadini, nel 1834.

Per favorire le vocazioni in un periodo di crisi, istituì nel 1865, in S. Sabina, i `Religiosi al secolo', un'unione di uomini cattolici, dal cui ceppo nasceranno i 'Figli di Maria Immacolata', ai quali il Frassinetti affidò vari giovani che desideravano arrivare al sacerdozio ma non avevano mezzi. Da S. Sabina i Religiosi al secolo si trasferirono nell'Istituto degli artigianelli di Don Montebruno, poi in via Mylius, poi in S. Maria in via Lata. Morto il Frassinetti l'Opera fu assunta dal sacerdote Antonio Piccardo e si trasferì in via Ginevrina, diventando un vero e proprio istituto di educazione religiosa. Rivive nell'attuale congregazione dei Figli di Maria Immacolata che vanta come fondatore Don Piccardo. Nel 1856 fondò la `Pia unione delle Figlie di Maria Immacolata', sotto la protezione di S. Angela Merici e di S. Orsola per l'educazione della gioventù femminile: alcune delle componenti vivevano nel mondo ma legate da voti, altre nella casa della comunità in Piccapietra. Aprirono scuole gratuite, un asilo, curarono il catechismo per le bambine.

Il Frassinetti lasciò 96 scritti, più 9 postumi, tra i quali il 'Compendio di teologia morale', il 'Manuale del parroco novello', `Gesù Cristo, regola del sacerdote'.

Morì il 2 gennaio 1866 e fu sepolto a Staglieno. I suoi resti furono trasferiti nel 1934 nell'istituto Piccardo, in Via Iacopo Ruffini.

 

Sturla Luigi, sacerdote.

Nacque a Genova il 27 agosto 1805. Studiò nel seminario di Genova.

Ancora seminarista si iscrisse tra gli Operai evangelici franzoniani: gli venne assegnato l'oratorio festivo di Pré, raccolse per le strade di Pré e di S. Teodoro i ragazzi per istruirli nel catechismo. Sempre prima dell'ordinazione sacerdotale fu d'aiuto a Don Luca Passi di Bergamo nella fondazione della Pia Opera di S. Raffaele e di S. Dorotea.

Da quest'Opera, con la collaborazione di Don Giuseppe Frassinetti, nacque la congregazione del B. Leonardo (vedi quanto detto sopra).

Nel 1832 venne ordinato sacerdote e fu per sei mesi vice parroco a S. Teodoro. Nei moti rivoluzionari massonico-anticlericali del 1848 fu costretto a lasciare Genova. Si rifugiò a Roma ma, appena arrivato, trovò affissi manifesti contro di lui. Pensò allora di recarsi in missione in Africa e, d'accordo con Propaganda Fide, andò ad Alessandria d'Egitto per poi proseguire fino ad Aden. Ma, giunto ad Alessandria, trovò ancora manifesti ostili.

Arrivato ad Aden, si presentò al Vice Prefetto della Missione, ma fu da lui rifiutato (ancora lo zampino degli anticlericali massoni!).

Finalmente fu accolto da Mons. Massaia, del quale divenne poi vicario generale e procuratore. Successivamente fu nominato Prefetto della Missione di Aden.

Nel 1857 tornò a Genova, ove morì il 19 aprile 1865.      é

 

Magnasco Salvatore, arcivescovo di Genova

Nacque a Portofino il l ° gennaio 1806

Studiò nel seminario di Genova. Ancora studente ricoprì l'incarico di prefetto di disciplina nel seminario di Chiavari. Nel 1828 fu ordinato sacerdote e da quell'anno fu insegnante in segnante in quel seminario.

Successivamente fu parroco a Montoggio e a S. Maria Assunta di Sestri.

Nel 1838 divenne insegnante di teologia nella regia università di Genova ove ebbe come allievi, tra gli altri, Gaetano Alimonda, Tommaso Reggio, Cristoforo Bonavino, Antonio Piccardo.

Fu pure insegnante in seminario e rettore della chiesa di Virgo Potens in Sestri Ponente.

Nel 1868 fu nominato vescovo di Bolina e ausiliare di mons. Charvaz, arcivescovo di Genova.

Nel 1871 succedette a Mons. Charvaz come arcivescovo di Genova.

Uomo di grande spirito, resse con saggezza la diocesi e lasciò una profonda impronta del suo saggio governo pastorale.

Cooperò alla conversione di Ausonio Franchi (Cristoforo Bonavino). Morì il 12 gennaio 1892 e fu sepolto nella cappella del vecchio seminario del Chiappeto. Successivamente la sua salma fu trasferita nella metropolitana di San Lorenzo.

 

Repetto Maria, beata

Nacque a Voltaggio il 1° novembre 1807. A 22 anni entrò nel "Conservatorio di N.S. del Rifugio in Monte Calvario" a Genova (allora istituzione laicale, oggi congregazione religiosa). Chiese di non essere mai destinata alle opere esterne, per poter vivere nel nascondimento. Fu addetta al laboratorio come rammendatrice e ricamatrice, poi alla portineria. In questi incarichi dimostrò le sue virtù: semplicità estrema, pietà infantile fedeltà al dovere, pazienza, sorriso continuo. Poveri e infelici, sacerdoti e monsignori accorsero alla suora portinaia per parlare con lei e riceverne anche consiglio. Il popolo la definì la "Monaca santa". Uscì dalla casa religiosa soltanto durante le epidemia di colera del 1835 e 1854 per servire ed assistere gli infermi. Passò gli ultimi sette mesi di vita nell'infermeria del Conservatorio. Morì il 5 gennaio 1890. fu sepolta nel cimitero di Staglieno e da qui fu riportata nella casa madre di Marassi.

Nel 1981 Giovanni Paolo II la ascriveva tra i beati. La sua memoria si celebra il 5 gennaio.

 

Frassinetti Paola, santa

Nacque a Genova il 3 marzo 1809. Sorella del venerabile don Giuseppe Frassinetti.

Collaborò col fratello, parroco di San Pietro di Quinto, ed aprì una "scuola di carità per ragazze povere per toglierle dalla strada e istruirle secondo la loro condizione". Nacquero così le "Figlie di S. Fede".

Venuto a conoscenza della cosa, don Luca Passi di Bergamo - fondatore della "Pia Opera di San Raffaele e di S. Dorotea per l'istruzione della gioventù"- affidò alle figlie di S. Fede la sua Opera (ormai diffusa in quasi tutte le parrocchie delle nostra città). Le figlie di S. Fede cambiarono nome e passarono alla storia come "Suore dorotee."

Nel 1835 aprì una piccola scuola per ragazze povere, nella parrocchia di San Teodoro; nel 1836 un'altra nella Montagnola dei Servi, zona di Portoria; un'altra ancora a Rivarolo (1837).

Aprì case del suo istituto anche a Roma e a Macerata. Su invito del vescovo di Olinda mandò le sue suore in Brasile e su invito di P. Fulconis, s. j., in Portogallo.

Morì a Roma 1'11 giugno 1882.

Fu canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1984. La sua memoria si celebra il 12 giugno.

A lei è intitolata una piazza a Quinto.

 

Remondini Marcello e Angelo, sacerdoti, storici.

Marcello nacque a Genova nel 1812; Angelo nel 1815. "Marcello fu sacerdote dottissimo, oratore e profondo studioso di archeologia. In collaborazione col fratello Angelo scrisse '1 Santuari e le immagini di Maria in Genova' (1865) e l'opera tuttora fondamentale 'Parrocchie dell'Archidiocesi di Genova' (1882) in 15 volumi.

Di lui resta famoso lo studio sulle iscrizioni medievali in Liguria, pubblicate nel 1874. (...) La raccolta di iscrizioni medievali classificate e postillate dal Remondini va dall'anno 1003 all'anno 1282, comprendendo 162 iscrizioni e 54 fac-simili."  53  Ü Marcello morì nel 1887 ed Angelo nel 1892.

A Remondini Marcello è intitolata una piazza a S. Martino d'Albaro.

 

Reggio Tommaso, arcivescovo di Genova, beato.

Nacque a Genova il 9 gennaio 1818 da famiglia patrizia. Studiò nel seminario di Genova.

Nel 1841 fu ordinato sacerdote e nello stesso anno entrò nella congregazione dei missionari rurali.

Fu vice rettore nel seminario di Genova; rettore dei seminario di Chiavari.

Nel 1851 fu nominato Abate di S. Maria Assunta di Carignano e insegnante di teologia morale in seminario.

Fu direttore del quotidiano 'Il Cattolico'; fondatore e direttore del quotidiano 'Lo stendardo cattolico'.

Nel 1877 fu consacrato vescovo di Ventimiglia.

Nel 1879 fondò le suore di S. Marta per la cura ed assistenza nei seminari sull'esempio di S. Marta che servi Gesù.

Nel 1892 divenne arcivescovo di Genova. Morì in Triora (Imperia) il 22 novembre 1901

Fu sepolto nel vecchio seminario minore del Chiappeto da dove nel 1951 la sua salma fu trasportata nella cappella delle Suore di S. Marta in Salita S. Bernardino 6.

Fu uomo di grande pietà e penitenza, mite, pacifico, semplice.

A lui è intitolata la via che costeggia il palazzo arcivescovile.       é

 

Roscelli Agostino, sacerdote, servo di Dio.

Nacque a Bargone - nell'entroterra di Sestri Levante - il 27 luglio 1818, da famiglia contadina.

Nel 1846 fu ordinato sacerdote e destinato come vice parroco a S. Martino di Albaro.

Nel 1860 si trasferì in Carignano per collaborare con d. Francesco Montebruno, che aveva portato la casa dei suoi 'artigianelh' sulle Mura di S.Chiara. Frattanto svolse il ministero delle confessioni nella chiesa della Consolazione, ritenuto dai fedeli il `confessore santo'. Contemporaneamente divenne cappellano dell'Ospizio dell'infanzia abbandonata che aveva sede in una modesta casa dell'attuale via Gropallo.

Nel 1864 dette vita al primo laboratorio-scuola per ragazze bisognose coll'aiuto di collaboratrici laiche. Queste furono il seme di una nuova congregazione religiosa che ebbe inizio il 15 ottobre 1876 in Borgo Pila (via Volturno ) e che prese il nome di 'Suore dell'Immacolata'.

Morì nella casa della congregazione in via Lavinia il 7 maggio 1902.

Fu sepolto a Staglieno. Da qui la salma fu trasportata in via Lavinia e, successivamente, nella sacrístia della chiesa di S. Maria del Prato, in via Parini.

 

Alimonda Gaetano, cardinale.

Nacque a Genova il 23 ottobre 1818. Studiò nel Seminario di Genova. Fu ordinato sacerdote il 10 giugno

1843.

Nel 1845 divenne vice rettore del seminario di Genova: ricoprì questo ufficio sino al 1848, anno in cui il rettore Cattaneo, a seguito dei moti mazziniani, fu estromesso. L'Alimonda per solidarietà si dimise.

Nel 1849 divenne rettore del seminario.

Fu celebre predicatore, conferenziere e scrittore. Nel 1866 fu nominato canonico prevosto del capitolo metropolitano.

Nel 1877 divenne vescovo di Albenga e nel 1879 fu creato cardinale. Dal 1884 fu arcivescovo di Torino.

Morì a Genova il 30 maggio 1891 nell'istituto delle suore marcelline in Albaro. Pubblicò molte opere di polemica cattolica.

A lui è intitolata la piazza antistante la chiesa di N.S. del Rimedio. Un suo busto marmoreo si trova nella metropolitana di S. Lorenzo.

 

D'Aste Nicolo', sacerdote.

Nacque a Sampierdarena il 2 marzo 1820.

A 15 anni d'età rimase orfano del padre e dovette lavorare per provvedere alla famiglia, lavorò alla costruzione del teatro G. Modena e nelle fabbriche di Sampierdarena.

A 22 anni perdette anche la mamma.

Nel 1861 - a 40 anni d'età - riuscì a intraprendere la preparazione al sacerdozio presso il parroco di S. Pancrazio.

Nel 1866, a 46 anni, fu ordinato sacerdote. Esercitò il suo primo ministero nella parrocchia di S. Maria della Cella. Nel 1867 assunse la direzione di un'Opera appena iniziata da Suor Angela Massa (delle suore franzoniane) e da Apollonia Dellepiane, in favore delle ragazze orfane. Le maestre che curavano l'opera non erano ancora costituite in congregazione religiosa: solo più tardi diventeranno le "Suore della Divina Provvidenza".

Per provvedere alle orfanelle don Daste si fece mendicante - di cibo, vestiti, danaro - non solo in Genova ma anche a Busalla, Ronco, Arquata, Gavi e altrove. Si dedicò anche alla cura dei poveri.

Mori il 7 febbraio 1899. La salma, dapprima sepolta nel cimitero della Castagna, fu trasferita nel 1924 nella cappella dell'istituto delle Figlie della Provvidenza, in salita Belvedere 2

A lui è intitolata una via a Sampierdarena.

 

Bonavino Cristoforo, sacerdote, apostata (Ausonio Franchi), convertito.

Nacque a Genova Pegli il 27 febbraio 1821.

Studiò dapprima nel seminario di Genova poi, entrato nella congregazione degli Oblati di S. Alfonso, fondata dal Gianelli, si trasferì a Bobbio (ove il Gianelli era vescovo) li continuò gli studi, fu insegnante di filosofia, fu ordinato sacerdote (1844), fu vice Superiore della congregazione e prefetto in seminario.

Carattere orgoglioso e rigorista, pio ma poco umile si lasciò irretire dall'errore giansenista ed arrivò a rifiutare la dottrina morale di S. Alfonso. Distribuì tra i seminaristi alcuni esemplari di un'opera del rigorista Patuzzi e in pubblica adunanza del clero, assente il vescovo, sostenne il rigorismo morale e manifestò disprezzo per S. Alfonso e la sua dottrina. Richiamato dal Gianelli, non volle ascoltare e si staccò da lui. Venne a Genova, accolto dai giansenisti e qui aprì una scuola, abbandonò l'abito ecclesiastico e si lasciò coinvolgere nei rivolgimenti politici dell'epoca. Pubblicò 'La filosofia delle scuole italiane' facendo aperta professione di razionalismo e di ateismo, accusando la chiesa di violare la libertà dei singoli e caldeggiando una religione intrisa di razionalismo, socialismo e democrazia. Cambiò pure il suo nome in quello di Ausonio Franchi. Ottenne la cattedra di filosofia nell'università di Torino; nel 1863 passò all'Accademia scientifica di Milano.

Iscritto alla massoneria, divenne Gran Maestro della loggia Insubrica, si batté per la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni della chiesa. Pubblicò numerose opere di carattere filosofico e anticlericale.

Per tutto questo godette di grande celebrità e fu considerato il "primo filosofo" d'Italia (La massoneria paga bene! ... )

Nel 1871, in vacanza a Pegli, fece una visita al santuario di Virgo Potens, ove andava da fanciullo. Da quel momento iniziò una lenta `crisi' che lo porterà alla conversione, aiutato dall'arcivescovo Mons. Magnasco che teneva corrispondenza epistolare con lui. Finalmente, nel 1889 Ausonio Franchi pubblicava il primo volume de `L'ultima critica', opera poderosa nella quale confuta se stesso. Il 10 agosto 1889 entrava nella casa dei missionari di Rho; il 15 si accostava al sacramento della Riconciliazione; il 17 riceveva l'Eucaristia; il 24 faceva la solenne abiura.

Dal 1892 visse nella mortificazione austera e nell'esercizio della pietà, sull'esempio degli antichi penitenti, nel convento di S. Anna in Genova.

Il successore di Mons. Magnasco, Mons. Tommaso Reggio dovette quasi costringerlo a riprendere l'abito ecclesiastico, del quale il Bonavino si riteneva ormai del tutto indegno. Nella Pasqua del 1894 celebrava per la seconda volta la "prima Messa".

Morì nel convento di S. Anna il 12 settembre 1895 e fu sepolto nel cimitero di Pegli.       é

 

Borghero Francesco Saverio, sacerdote, missionario.

Nacque a Ronco Scrivia il 21 luglio 1830 da famiglia di commercianti. Studiò nel seminario di Genova. Nel 1854 fu ordinato sacerdote. Insegnò filosofia nel monastero benedettino di Subiaco.

Nel 1858 entrò nel seminario della Società Missioni africane (costituita 2 anni prima da Mons. Melchiorre de Marion Brésillac) a Lione. Nel 1861 parti come missionario

per il Dahomey, ove aprì una scuola per la gioventù, ove riscattò piccoli schiavi e promosse l'assistenza medica. Si recò anche in altri due Stati della corona inglese.

Lasciò cartografie e scritti geografici di notevole valore.

Tornò in Italia, stremato di forze e morì a Ronco Scrivia il 16 ottobre 1892.

A lui è intitolata una via a Quarto.

 

Montebruno Francesco, sacerdote.

Nacque a Genova il 5 gennaio 1831. Studiò nel seminario di Genova. Nel 1854 fu ordinato sacerdote.

Nel 1857 fondò, con la collaborazione di don Agostino Roscelli, l'Istituto degli artigianelli, in favore del quale spese il suo patrimonio. L'istituto nacque in via di Canneto e successivamente fu trasferito in via Mura di S. Chiara.

Nel 1867, con l'aiuto di S. Paola Frassinetti e di alcune Dorotee, fondò la sezione femminile dell'istituto, che affidava a dette suore.

Svolse opera pastorale anche fra i `lontani', cercandoli negli ospedali, nei lazzaretti, nelle prigioni.

Si offrì spontaneamente per l'assistenza notturna degli infermi nell'ospedale di S. Andrea (Galliera).

Morì a Genova il 9 marzo 1895 e fu sepolto nel cimitero di Staglieno. A lui è intitolata una via a Marassi.

 

Gattorno Anna Rosa, beata.

Nacque a Genova il 14 ottobre 1831.

All'età di 21 anni, nel 1852, sposò Gerolamo Custo dal quale ebbe due figli maschi ed una femmina sordomuta.

A 27 anni restò vedova; un anno dopo la morte del marito, perdette anche il figlio minore Francesco. Alternò le cure familiari alle opere di carità, mentre conduceva pure una intensa vita di penitenza e si vincolava coi voti. Nel 1864 raccolse alcune amiche e conoscenti in una comunità

di "orsoline" (cosi si chiamavano a Genova le donne viventi nel mondo sotto una regola di vita religiosa) e ne diventa la superiora.

Nel 1866 col consenso di papa Pio IX dà inizio alla congregazione delle 'Figlie di Sant'Anna', nella città di Piacenza ove provvidenzialmente le si era offerta una casetta. Le suore si occuparono soprattutto dell'assistenza a domicilio dei malati poveri.

Nell'epidemia di colera del 1867 le suore curarono i contagiati e raccolsero nella loro casa fino a 70 bambine. Nel 1868 Rosa Gattorno apriva una casa a Sampierdarena per l'assistenza alla gioventù povera ed abbandonata e per l'assistenza ai malati.

Nel 1871 apriva una casa a Genova ed un'altra a Ferrara; poco dopo un'altra ancora a Nizza Monferrato, sempre basandosi unicamente sulla Divina Provvidenza.

Altre case sorgevano ancora ad Ovada, Foligno, Roma, in Bolivia e in Brasile. Morì a Roma il 6 maggio 1900.

La sua salma riposa oggi nella chiesa di Sant'Anna, in via Merulana, a Roma.

 

Rossi Teresa, serva di Dio.

Nacque a Genova il 24 marzo 1837, da famiglia di modesta condizione. Dai 7 ai 12 anni d'età fu alunna delle suore Dorotee.

A 18 anni fece voto di vivere ritirata come in un convento, rifiutando proposte di matrimonio per dedicarsi esclusivamente a Dio.

Ebbe come direttore spirituale dapprima Mons. Salvatore Magnasco, a quel tempo canonico penitenziere della metropolitana, poi p. Agostino Garrone, dei Servi di Maria e, morto questi, il p. Angelo da Motego, cappuccino. Il primo venerdì di settembre dell'anno 1879, nella chiesa di N.S. del Rimedio, allora sul colle di Morcento tra l'odierna piazza De Ferrati e l'odierna Piazza Dante, udì la voce di

Gesù che la invitava a diventare apostola della devozione del Suo santo Nome.

Dapprima il direttore spirituale glielo impedì e Teresa obbedì, ma in un secondo tempo, avutane licenza dal direttore spirituale, iniziò a propagandane la devozione al Nome di Gesù, cosa che farà esemplarmente fino alla morte.

Nel 1891 si iscrisse al Terz'Ordine francescano e nel 1912 alla Congregazione di carità dell'ospedale di Pammatone.

Ebbe doni ed esperienze mistiche soprannaturali. Dedicò anche molto tempo alla visita e al servizio degli ammalati negli ospedali della città.

Morì in salita del Colle n.4, il 14 marzo 1918.

Fu sepolta nel cimitero di Staglieno e traslata successivamente nella Chiesa dell'Annunziata di Portoria (detta di Santa Caterina).

 

Piccardo Antonio, sacerdote.

Nacque a Voltri il 14 dicembre 1844.

Studiò nel Collegio Nazionale di Genova e compì gli studi teologici nel seminario arcivescovile di questa città. Ancora diacono fu nominato `prefetto dei piccoli' nello stesso seminario. In quel tempo don Giuseppe Frassinetti aveva fondato (1866) una piccola comunità per aiutare ragazzi e giovani che desideravano diventare sacerdoti, ma non ne avevano i mezzi, essendo poveri.

Il Frassinetti però, già gravato dagli impegni pastorali della parrocchia (era priore di S. Sabina) non poteva più occuparsi dell'istituzione e andava cercando chi potesse rilevarla. Il giovane diacono Antonio Piccando fu presentato al Frassinetti come possibile direttore dell'opera. E difatti il Piccando - ordinato sacerdote nel 1868 - un mese dopo l'ordinazione assumeva la direzione della Pia Casa di don Frassinetti. Dopo varie residenze temporanee, l'opera si stabili definitivamente nella zona di Carignano.

Dal 1895 al 1902 il Piccardo fu rettore dei due seminari diocesani.

Nel 1902 fu chiamato a Roma, a nome di Leone XIII, per fondarvi l'istituto ecclesiastico 'Immacolata'. L'opera del Piccardo divenne congregazione di diritto diocesano romano nel 1903; di diritto pontificio nel 1904 ed ebbe l'approvazione definitiva da parte di Pio X il 4 giugno 1910. Il Piccardo ne fu superiore generale fino alla morte. Egli aprì inoltre case della congregazione a Pra, a Rivarolo, a Lugnano in Teverina e a Siena.

Pubblicò l'Opera omnia del Frassinetti in 13 volumi. Morì a Roma, nella casa generalizia della congregazione il 3 novembre 1925. Fu sepolto nel cimitero di Staglieno.

Successivamente la salma fu trasportata nella cappella della casa-madre, in Via Iacopo Ruffini (Genova).       é

 

Ravasco Eugenia, beata

Nacque a Milano il 4 gennaio 1845, da famiglia aristocratica. Il padre, nativo di Genova, era banchiere. Eugenia venne a Genova con la famiglia, a seguito della morte della mamma. Ebbe come direttore spirituale Mons. Salvatore Magnasco e, sotto la sua guida, a 22 anni d'età si iscrisse nelle "Dame di Santa Caterina" in Portoria e si dedicò all'assistenza dei malati nell'ospedale di Pammatone. Nel 1863 collaborò nella parrocchia di N.S. del Carmine nell'opera di catechesi e, sempre su consiglio di Mons. Magnasco, aprì una casa in Via Canneto il Lungo, insieme ad Adele Molinari, senza lasciare i precedenti impegni di catechista e di carità.

Istituì un laboratorio di cucito e di ricamo; aprì la sua casa estiva alle ragazze bisognose di cure.

Nel 1870 acquistò il palazzo e la villa dei marchesi Gropallo in Carignano ove trasferì la sua istituzione.

Li fondò pure l'educandato femminile; le scuole elementari gratuite; la congregazione delle madri cristiane;

l'opera della dottrina cristiana e degli esercizi spirituali per signore e signorine.

Nel 1879, in collaborazione col p. Luigi Persoglio, s.j. stese le prime regole della sua congregazione.

Aprì altre case a Levante, Corciago, Colazza e Levo sul Lago Maggiore. Morì il 30 dicembre 1900.

La sua salma fu tumulata a Staglieno e, nel 1915, fu trasferita nella cripta della cappella dell'Istituto Ravasco, in via Ravasco 27 (Genova).

 

Arecco Bartolomeo, sacerdote

Nacque a Celle Ligure il 14 giugno 1851. Studiò nel seminario di Genova fu ordinato sacerdote nel 1874.

Fu cappellano nella parrocchia di S. Matteo, insegnante ed educatore.

Nel 1887 l'autorità ecclesiastica e il Prefetto di Genova sospendevano l'attività dell'Istituto Ligure dei Padri Gesuiti, che aveva sede in Via Mameli, accusato di essere antinazionale. L'Arecco - da tempo in contatto con i gesuiti - rilevò (istituto, ne assunse la direzione e, per renderlo immune dalla campagna antigesuitica, lo intitolò 'istituto Arecco'. Quindi scelse una nuova e più adatta sede in piazza De Ferrari.

Nel 1902, passata la bufera antigesuitica, 1'Arecco riconsegnò l'istituto dei pp. gesuiti nella persona del p. Pietro Boetto (che sarà poi arcivesco di Genova). Nel 1903 questi trasferiva l'Istituto in via della Crocetta (attuale sede). L'Arecco fu pure assistente dell'Unione donne cattoliche, della sezione ligure dell'opera per il trasporto dei malati a Lourdes, fondatore del Circolo S. Giacomo, membro della Giunta diocesana e uno dei primi nove scelti da d. Giuseppe Frassinetti per iniziare quella che diventerà poi la congregazione dei Figli di Maria.

Fu cameriere segreto di S.S. e Canonico di S. Maria Immacolata.

Morì il 19 dicembre 1921 e fu tumulato a Staglieno.

A lui resta intitolato l'istituto dei pp. gesuiti e la breve via sulla quale si apre oggi il predetto.

 

Benedetto XV (Giacomo dei marchesi Della Chiesa)

Nacque a Genova in salita S. Caterina, il 21 novembre 1854 e fu battezzato nella chiesa di N.S. delle Vigne. Studiò nel seminario di Genova e al Collegio Capranica, in Roma.

Fu ordinato sacerdote nel 1878.

Segretario di Nunziatura a Madrid (1883), Sostituto alla Segreteria di Stato (1901), arcivescovo di Bologna (1907), cardinale (1914). Il 3 settembre dello stesso anno veniva eletto papa, in un momento particolarmente critico della storia d'Europa: quello che vide la prima guerra mondiale.

Si adoperò in ogni modo per ristabilire la pace (mantenendo una posizione di assoluta imparzialità e per lenire i dolori dei prigionieri e dei feriti. A questo scopo istituì in Vaticano un ufficio di 90 impiegati addetti a questa opera umanitaria e, attraverso questo ufficio, inviò soccorsi alle popolazioni maggiormente provate e riuscì ad ottenere scambi di prigionieri invalidi. Definì la guerra `inutile strage' suscitando con ciò reazioni scandalizzate di molti.

Promulgò nel 1917 il Codice di diritto canonico che restò in vigore fino al 1983.

Fu un modello di carità, di fraternità, di civiltà. Morì il 18 gennaio 1922.

A lui è intitolato il seminario maggiore di Genova e il viale che conduce all'ospedale civile di S. Martino.

 

Minetti Vincenzo, sacerdote, educatore.

Nacque a Sampierdarena il 15 ottobre 1856. Diplomato maestro, insegnò nelle scuole pubbliche.

Nel 1889 fu ordinato sacerdote.

Nel 1892 iniziò l' Opera del catechismo quotidiano' in collaborazione con altri sacerdoti: nacque cosi la `Piccola congregazione degli operai di San Giuseppe'.

Ideò e pubblicò 40 quadri catechistici che ebbero diffusione in tutta Italia. Istituì la `scuola di ripetizione' gratuita - novità assoluta in Italia - che fu frequentata da centinaia di alunni.

Promosse circoli ginnastici e filodrammatiche.

Ebbe, nel 1920, la medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istituzione.

Morì il 4 febbraio 1935 e fu sepolto a Rivarolo.

A lui è intitolata una via nella circoscrizione di S. Teodoro, ove egli svolse gran parte della sua attività educatrice.      é

 

Fassicomo Eugenio, sacerdote, educatore.

Nacque a Genova il 2 febbraio 1864. Nel 1893 fu ordinato sacerdote.

Nel 1894 fondò il 'Ricreatorio popolare' per giovani; nel 1895 l'Opera del catechismo permanente per l'istruzione religiosa di giovani e adulti e il Circolo S. Giorgio per offrire svago onesto ai suoi giovani. All'interno del circolo istituì la banda musicale e la filodrammatica "Silvio Pellico".

Nel 1896 raggruppò tutte queste istituzioni nell`Opera Madonna di Pompei" al fine di coordinarle. Fondò ancora la `Congregazione di S. Giuseppe' per i fanciulli monelli di Piazza Sarzano; la `Casa di S. Agostino' per giovani usciti dal carcere; il Circolo di S. Giovanni Battista in via Fieschi (ginnastica, teatro, mandolino, biblioteca), e finalmente la "Casa dei derelitti" in via del Camoscio, per corrigendi abbandonati. Per provvedere alle necessità di questa, creò l'Opera dei rifiuti' (vestiario, mobili, arredi, libri, ecc.)

Nella sua opera formativa promosse metodi educativi che saranno adottati e riconosciuti dalla moderna pedagogia. Alla sua morte l'Opera venne affidata dall'Arcivescovo all'Istituto Artigianelli di Monza, di Ludovico Pavoni. Morì il 5 ottobre 1902.

La sua salma fu tumulata a Staglieno. A lui è intitolata una via a Marassi.

 

Semeria Giovanni, sacerdote

Nacque a Coldiroli (Imperia) il 26 settembre 1867.

Nel 1882 entrò nel noviziato dei pp. Barnabiti e il 5 aprile 1890 fu ordinato sacerdote. Conseguì la laurea in Lettere (1892) e in filosofia (1897).

Ancora studente si occupò, a Roma, dei giovani (nell'Oratorio del S. Cuore e nella parrocchia di S. Carlo ai Catinari) e dei poveri.

Nel 1895 fu destinato dai superiori a Genova: visse nella casa dei pp. Barnabiti a S. Bartolomeo degli Armeni; si occupò dell'istituto 'Vittorino da Feltre' ove fu insegnante, vice rettore, direttore del Circolo S. Alessandro Sauli. Fu pure iniziatore della scuola superiore di Religione.

Celebre oratore, noto in ogni parte d'Italia, colpito da aspra polemica, ingiustamente accusato di modernismo, dovette chiudersi nel silenzio e ritirarsi a Bruxelles per disposizione dei suoi superiori. Obbedì esemplarmente.

Nel 1915 diventò cappellano militare e svolse un apprezzato apostolato fra i soldati.

Finita la guerra, si dedicò quasi esclusivamente agli orfani: istituì ben 19 orfanotrofi, 40 asili infantili con annesso laboratorio per ragazze, 14 `nidi montani'.

Fondò con d. Giovanni Minozzi l'Opera nazionale per il Mezzogiorno d'Italia in favore della quale andò cercando aiuti in U.S.A.

Nel 1931 tenne l'ultimo suo discorso nell'abbazia di Montecassino: colpito da malattia il 9 marzo fu trasportato a Sparanise (Caserta) perché si riposasse e qui morì il 15 marzo 1931.

Fu uomo di vastissima cultura, grande oratore e conferenziere in Italia e all'estero, scrittore.

A lui è intitolata una via a San Martino d'Albaro.

 

De Giovanna Maria Raffaella, fondatrice.

Nacque a Genova il 31 luglio 1872.

Da giovane concepì il proposito di entrare in clausura, ma ne fu impedita dalla malferma salute. Svolgeva frattanto la funzione di catechista nella sua parrocchia. Nello stesso tempo si faceva strada nel suo animo l'idea fondare un istituto religioso dedicato ai poveri e agli ammalati. Consigliatasi col suo direttore spirituale p. Piras, dei Servi di Maria, dava inizio nel 1897 in salita nuova del Monte ad una comunità, appoggiata all'Ordine dei Servi di Maria. Da salita del Monte si trasferirà poi in una casa in S. Rocco di Vernazza. Ma i Servi di Maria non credettero opportuno continuare ad occuparsi della nuova comunità, che passò così nel 1901 ai Minimi di S. Francesco da Paola, trasferendosi in una casa nella zona di Marassi. La comunità prese allora la denominazione 'Suore terziarie minime infermiere di S. Francesco da Paola'. Il 17 novembre 1902 si tenne la prima professione solenne di voti semplici; nel 1909 Pio X approvò l'istituto dipendente dall'Ordine dei Minimi; nel 1916 l'arcivescovo di Genova Mons. Ludovico Gavotti approvò le Costituzioni. Nel 1921 madre De Giovanna aprì una casa a Zuccarello e una ad Ancona.

Nel 1932 si poneva la prima pietra del pensionato per signore, nella zona di Marassi: madre De Giovanna non poté vederlo ultimato, poiché morì nella casa della congregazione in Marassi, 1'11 marzo 1933. Fu sepolta a Staglieno. La salma - ritrovata intatta nella ricognizione del 1957 - fu trasferita nella casa gentilizia in via Marassi.

 

Fossati Paolo, sacerdote.

Nacque a Gavi il 12 giugno 1873. Studiò nel seminario di Genova e fu ordinato sacerdote nel 1895. A Roma si laureò in utroque jure.

Fu promotore di giustizia e difensore del vincolo, vice officiale e poi officiale del Tribunale ecclesiastico diocesano e Prevosto del capitolo metropolitano.

Devotissimo dell'Eucarestia, fondò nel 1935 la congregazione degli Oblati del SS. Sacramento, che fu canonicamente eretta dal cardinale Minoretti il 21 maggio 1936.

Con l'aiuto della duchessa Carola De Ferrari Parodi costruì la chiesa di N.S. del Sacramento - o dell'Adorazione perpetua - in Sampierdarena, consacrata nel 1936 e affidata dal cardinal Minoretti agli Oblati.

Morì all'ospedale Galliera il 12 giugno 1948 e fu sepolto a Staglieno.

Nel 1950 la. salma fu trasportata nella Chiesa dell'Adorazione, da lui costruita.

Lasciò alcuni scritti, di carattere prevalentemente eucaristico.       é

 

Moglia Giacomo, sacerdote.

Nacque a Quinto al mare il 1°luglio 1881. Compì gli studi ginnasiali e liceali nell'istituto dei figli di Maria in Pra e gli studi teologici nel seminario di Genova. Fu ordinato sacerdote il 6 gennaio 1904. Fu insegnante del seminario di Genova, cappellano dell'ospedale militare, canonico teologo della metropolitana, preside dell'Almo Collegio teologico di San Tomaso d'Aquino, direttore dell'ufficio sacramenti della curia, officiale del tribunale regionale ligure, assistente della FUCI, presidente della commissione diocesana per la musica sacra, presidente della sezione genovese dell'Associazione S. Cecilia e consigliere nazionale di questa associazione. Ma soprattutto fu un infaticabile promotore del rinnovamento liturgico, antesignano non solo a Genova, ma in Italia.

Fondò nel 1922 il 'collegium Tarsicii et Caeciliae' e, nel 1928, l'Apostolato liturgico. Per sua iniziativa si tennero

corsi di liturgia e di canto gregoriano, di S. Scrittura e di patrologia; pubblicò il `piccolo messale quotidiano', le `preghiere quotidiane del cristiano' - che per la prima volta mettevano i laici in contatto con la liturgia delle ore - pubblicò un foglietto domenicale per aiutare i fedeli a partecipare alla S. Messa. Questo sussidio ebbe vasta diffusione in molte parti d'Italia.

Nel 1932 diede vita alla Pia associazione delle `Figlie della chiesa', nella casa di Via Serra, che diventerà poi congregazione religiosa.

Molto apprezzato come direttore spirituale, ebbe tra le sue figlie spirituali Itala Mela. Morì il 19 agosto 1941 e fu sepolto nel cimitero di Quinto. Nel 1981 la sua salma fu trasferita nell'abside della chiesa parrocchiale di Quinto.

 

Noceti Lina, serva di Dio.

Nacque a Genova il 1 ° luglio 1898 e fu battezzata nella parrocchia di Santa Maria Maddalena.

Chi cercasse in questa giovane, morì a 20 anni, qualcosa di appariscente o ancora opere esterne e iniziative varie, resterebbe deluso. Lina praticò la virtù in grado eminente nelle condizioni più 'normali' e comuni della vita. A 13 anni cominciò a lavorare in una sartoria della città: 'sartina', si diceva. Accortasi però che l'ambiente poteva insidiare la sua purezza, si licenziò e continuò il lavoro di cucito in casa propria. L'8 dicembre 1914 incontrò nella chiesa della Consolazione il p. agostiniano Alfonso Semenza che diventerà il suo direttore spirituale. Bandendo ogni compromesso, nutrì un amore vivissimo per Gesù, sforzandosi di vivere l'ideale evangelico della carità verso Dio e verso il prossimo nelle comuni situazioni della vita.

Nell'estate del 1916 venne colpita dalla tubercolosi: sopportò con esemplare forza e virtù mesi di gravi sofferenze non solo fisiche, ma anche morali: angoscia dell'aridità e del dubbio, `notte dell'anima". Frattanto la mamma era gravemente ammalata e prossima alla fine, i

fratelli al fronte di guerra. Ricoverata a Pammatone e poi a San Martino diede esempio di bontà e si conquistò (ammirazione di medici, infermieri e malati.

Ebbe esperienze mistiche. Morì il 3 aprile 1918. Fu sepolta nel cimitero di Staglieno e nel 1983 i suoi resti mortali furono traslati nella chiesa Parrocchiale di S. Maria Maddalena, in Genova.

 

 

 

Note

43 "Nonnulli de civitate januen eiusque districtu, pro Co quod siculis contra interdictum Sedis apostolicae participasse noscuntur latam in tales per Sedem ipsam excommunicationis sententiam incurrerunt".   Ý

44 G. Morgavi, Rievocazioni genovesi, Bozzi, Genova, 1961, pg. 132.   Ý

45 T. Pastorino, Dizionario delle strade di Genova, Tolozzi, Genova, 1968, Vol. II pgg. 374-375   Ý

46 L. Grillo, Elogi di liguri illustri, Genova, 1846, rist. 1972, vol.I, pg. 361.   Ý

47 F. Stano, Virginia Centurione Bracelli, Edisigma, Genova, 1985, pg.154. 41 Ib., 156   Ý

48 Ib., 156   Ý

49 E' il seminario di Via Porta degli Archi, che funzionò sino al 1965. Precedentemente al Durazzo un seminario era stato isituito nel 1586 per opera dell'Arcivescovo Cipriano Pallavicino e del suo Coadiutore Antonio Sauli, col contributo del governo della Repubblica che pose il seminario sotto l'autorità del 'Magistrato dei protettori del seminario'. Il che portò a pesanti e frequenti ingerenze dell'autorità civile. Il Durazzo costruì senza il concorso della Repubblica, liberando così il seminario da ogni ingerenza civile.   Ý

50 T. Pastorino, Dizionario delle strade di Genova, già citato, vol.I, pag.42.   Ý

51 Ib„ vol. Il, pg.50.   Ý

52 L.Grillo, ox., vol.III, pg.46.   Ý

53 T.Pastorino, Dizionario delle strade di Genova, Tolozzi, Genova,1968, vol.II, p.545.   Ý

 

 

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