homepage

 

proposte giovani

 

Indice pagine giovani

 

Confessioni di Indro Montanelli sulla fede

 

Indro Montanelli è stato uno dei giornalisti più noti e più amati dal pubblico italiano. Reporter di guerra, polemista, scrittore, saggista, è stato autore della fortunata serie della «Storia d'Italia» scritta in collaborazione con R. Gervaso, nel suo stile demitizzante e anticonformista.

Quando parla, lui laicista convinto, della sua fede cristiana, ha accenti che fanno pensare. Nel dibattito laici-cattolici aperto da E. Scalfari su La Repubblica, un lettore gli aveva rivolto un invito originale:

 

«Caro Montanelli, perché non ha mai scritto, trattato e analizzato il problema religioso? Non può abbandonare per un po' la politica, la cronaca, i personaggi, la storia e dare un po' di spazio al problema principale?».

Con la consueta sincerità, Indro risponde: «A Lei posso dire che evito di parlare di questo problema in pubblico prima di tutto per una sorta di pudore, e poi perché non ho soluzioni da offrire. Di questo però non mi faccio un tormento come il mio povero amico Augusto Guerriero, che morì disperato di non aver trovato la Fede ("Venire dal nulla, operare nel nulla per tornare nel nulla: sarebbe questo il senso della vita?" mi ripeteva). E non me ne faccio neppure un furore, come l'altro mio grande amico, Prezzolini, che della sua mancanza di fede dava la colpa a Dio che non gliela aveva concessa... A me, la mancanza di fede dà soltanto una grande malinconia. Sento che mi manca la cosa più importante, quella che renderebbe secondarie tutte le altre, compresa la stessa vita. Ma so anche che non posso trovarla battendo la strada della Ragione, che inutilmente aveva battuto Guerriero, né quella della Passione che seguiva Prezzolini. La fede, mio caro amico, è una Grazia. E io non posso credere che il Signore, se c'è, sia tanto ingiusto da concederla o negarla a suo piacimento, come sostengono Lutero e Calvino.

Si contenti di questo, caro amico. Lei deve avere press'a poco la mia età alla quale chi non si pone le tre domande fondamentali: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare, vuol dire che non è un uomo, cioè un animale che solo il dubbio esistenziale distingue da tutti gli altri animali. E tanti saluti ai suoi nipoti e bisnipoti. Ma dia retta a me, di queste cose non gliene parli».

«...tanto valeva non aprirli»

Il discorso di Montanelli provocò altri interventi dei lettori. Tanto che Indro lo riprendeva: «Io ho sempre sentito la mancanza di fede e la sento come una profonda ingiustizia che toglie alla mia vita, ora che sono al rendiconto finale, ogni senso. Se è per chiudere gli occhi senza aver saputo di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare qui, tanto valeva non aprirli. La mia è soltanto una dichiarazione di fallimento» (Corriere della Sera, 28 febbraio 1996).

Malinconia, fallimento. Ma Indro va oltre, sollecitato dal dibattito che gli ha preso la mano. E a un lettore che l'aveva qualificato come ateo, Montanelli seccato risponde: «Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo. La nostra vita, il Mondo, il Creato, l'Esistente devono pure avere un perché che la mia mente e la mia ragione non riescono a spiegarmi. Ed è là dove mente e ragione finiscono - e finiscono purtroppo presto - che per me comincia il Grande Mistero di Dio, che Dio non mi ha dato i mezzi per capire.

Per Lei evidentemente Dio non è affatto un Mistero perché, da buon cattolico, accetta come Verità quella "rivelata" dalla Chiesa. lo la invidio, ma non riesco a seguirla perché mi manca la Fede in quella rivelazione, come in quelle di tutte le altre religioni e confessioni. So che morrò senza aver trovato risposta alle tre più importanti domande della nostra vita: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare: il che mi dà, quando ci penso (e ci penso sempre più spesso) un senso di disperazione. Ma non posso giocare a rimpiattino con me stesso, tanto meno con Dio, fingendo una fede che non ho...».