Parrocchia di S. Ambrogio in Mignanego (GE)

 

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Introduzione alla Bibbia / 1

 

Come leggere la Bibbia

 

QUATTRO PUNTI CARDINALI PER « LEGGERE » BENE LA BIBBIA

 

Premessa

 

Chi affronta la lettura della Bibbia è simile a chi deve navigare in un vasto mare: ha bisogno di una bussola per non smarrirsi e naufragare. Non basta la buona volontà; non è sufficiente la buona intenzione. Occorre imparare a « navigare » nel gran mare della Bibbia.

Innanzitutto - proseguendo nell'uso delle immagini - dobbiamo avere una solida imbarcazione, cioè una buona edizione commentata della Bibbia. Certo l'ideale sarebbe di poter leggere in ebraico e in greco i testi biblici, ossia nelle lingue originali in cui furono scritti. Ma una buona traduzione può essere sufficiente per un approccio intelligente e fruttuoso.

Qual è la traduzione migliore? Non è possibile rispondere a questa domanda, perché ogni traduzione segue determinati criteri e si rivolge a un determinato lettore, sicché sono legittime - purché siano fatte con serietà scientifica - differenti traduzioni della Bibbia.

Ma una volta che ci siamo procurati una solida e buona « barca », come navigare? Indichiamo qui quattro punti cardinali per procedere nei viaggio attraverso la Bibbia.

 

La Bibbia è un libro 

 

Sembra la cosa più ovvia e banale. Eppure non è così. Leggendo la Bibbia è facile dimenticare - cosa che succede anche quando leggiamo altri libri - che ci troviamo di fronte al testo scritto e immaginare con la fantasia di essere contemporanei dei fatti narrati. E allora tutta la nostra attenzione va ai fatti e non al testo scritto. La prima regola per una buona lettura è questa: innanzitutto il testo! Occorre dunque imparare a leggere, cioè a scoprire quel che c'è nel testo; occorre imparare a lavorare sul testo, senza introdurre nella lettura elementi estranei al testo. Un testo scritto è linguaggio cifrato, che bisogna pazientemente imparare a decifrare.

 

L'arte del leggere è molto più difficile di quel che comunemente si pensa. In quanto « testo », il libro non è un « pretesto » per fargli dire quel che noi abbiamo già pensato, bensì è una risposta. Bisogna dunque saper formulare le domande pertinenti per capire la risposta. A volte certi testi non ci dicono nulla di interessante perché noi non sappiamo interrogarli nel modo conveniente o perché poniamo loro domande sbagliate. Occorre dunque scoprire il punto di vista da cui il testo ci parla e individuare il problema di cui vuol trattare. Una lettura affrettata e superficiale può ingannare.

 

Se si vuole « imparare a leggere », si deve apprendere l'arte di decifrare il testo ponendogli le domande giuste. È un esercizio che si apprende piano piano. Qui posso soltanto dare un consiglio molto semplice: fa' attenzione a quali sono i personaggi, quali sono i verbi usati, quali luoghi o avverbi di luogo sono indicati, quali azioni compiono i protagonisti, quali titoli ricevono gli attori, quali indicazioni di tempo sono date, quali contrasti (di persone, di luoghi, di colori...) sono presenti, ecc.

 

La Bibbia è letteratura

 

La Bibbia non usa normalmente il linguaggio comune (cioè quello che ci serve per comunicare familiarmente tutti i giorni) e neppure il linguaggio tecnico (cioè quello che ogni branca delle scienze umane elabora per rigorosità e comodità). Gran parte della Bibbia è scritta in un linguaggio letterario, poetico.

 Troppo spesso chi si accinge a leggere la Bibbia è mosso dal desiderio di assaporarne il messaggio o il contenuto spirituale, illudendosi di poter scartare la forma espressiva come se fosse una scorza da buttare. Ma sarebbe questo un grave errore. Come se uno volesse capire e gustare un dipinto, trascurando i colori, i contrasti di luci e ombre, i giochi di colori, cioè la « forma ». II linguaggio non è una scorza, ma è indissociabilmente unito al contenuto o messaggio.

Una caratteristica del linguaggio letterario è la ridondanza, cioè la ricchezza e sovrabbondanza espressiva. Il poeta contempla estaticamente la realtà, non si limita a descriverla come farebbe un cronista. Di conseguenza, il linguaggio poetico non è conciso e sbrigativo come quello tecnico, ma abbonda in immagini, ripete con termini diversi, ecc.

 Un'altra caratteristica importante del linguaggio letterario è il simbolismo. Gran parte della Bibbia è un festival di simboli. Si pensi ai simboli più noti e più facili: l'acqua, la via, la vite, il deserto, la notte, la luce, l'albero, la montagna, ecc. Il simbolo è per sua natura polisemico, cioè racchiude una visione ricca e densa della realtà che non può essere semplicemente tradotta in linguaggio concettuale. Il lettore della Bibbia deve coltivare la capacità di cogliere e apprezzare i simboli e non deve semplicemente lasciarsi guidare dal raziocinio. Interpretare i simboli non vuol dire sostituire le immagini con concetti, ma apprendere l'arte di una lettura contemplativa e comprensiva. Un atteggiamento freddamente intellettuale, lontano e distaccato, non sarebbe in sintonia con la poeticità del testo biblico.

Una terza caratteristica del linguaggio letterario è l'uso di certi schemi o generi letterari propri di una tradizione letteraria. Ogni letteratura crea dei « modelli » o « schemi » letterari fissi e ripetibili che un autore originale usa in modo originale e creativo, mentre uno scrittore poco inventivo adopera in modo ripetitivo. Ricordiamo solo qualche esempio: l'inno (per es. il Salmo 8), la parabola (come quelle dei Vangeli), la favola (per es. in Giudici 9,8-15), la lettera (come quelle di Paolo).

 

La Bibbia è una storia

 

Il libro sacro non è stato scritto da un genio solitario, ma è il prodotto di una lunga storia di un popolo intero: è nato nel corso di un millennio. La Bibbia è il libro di un popolo: è la storia di questo popolo che ha incontrato Dio.

 Per comprendere la Bibbia è necessario dunque avere una certa conoscenza della storia del popolo di Israele. Alcune cartine geografiche e tavole cronologiche, qualche informazione sulle più importanti scoperte archeologiche, un quadro almeno sommario delle antiche civiltà del Vicino Oriente (specialmente Babilonia ed Egitto): tutto questo fa parte dell'equipaggiamento di un buon lettore che non si avventura a casaccio in un'impresa complessa ma affascinante come la lettura della Bibbia.

 La Bibbia è una storia anche nel senso che i libri che la compongono sono stati scritti in epoche diverse: quasi sempre il materiale messo per scritto è stato dapprima tramandato oralmente per lunghi periodi; infine i testi, come noi li leggiamo, sono frutto di riletture e revisioni molteplici.

 

La Bibbia è parola di Dio

 

La Bibbia è un libro come tutti gli altri, ma è anche un libro diverso dagli altri. I cristiani credono che essa è parola di Dio perché ha Dio come autore. Leggendo la Bibbia, il cristiano entra in dialogo con Dio, che attraverso lo Spirito Santo ha voluto e dato origine alla Bibbia.

Di conseguenza, la Bibbia deve essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta. Si ricordi allora che la lettura della Bibbia deve essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo. [] Come è nata dall'esperienza del popolo di Dio dell'Antico e del Nuovo Testamento, così la Bibbia è custodita dallo stesso popolo di Dio che è la Chiesa. La Chiesa è la fedele custode del Libro sacro: essa è la maestra che guida alla giusta interpretazione; essa deve lasciarsi nutrire e dirigere, in tutta la sua vita, dalla parola di Dio. Una particolare autorità di interpretare la Bibbia, in nome di Gesù Cristo, spetta al Magistero della Chiesa, il quale però non è superiore alla parola di Dio, ma ad essa deve servire.

 In quanto parola di Dio, la Bibbia non ha altro scopo che di comunicarci la verità rivelata da Dio. Ora, la rivelazione divina si risolve ultimamente nella persona di Gesù Cristo, sicché possiamo dire che tutta la Bibbia ha come centro di irradiazione Gesù Cristo. San Girolamo poteva dire a ragione: « L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo ».

 Quale verità dobbiamo dunque cercare nella Bibbia? È la stessa verità che ci ha svelato pienamente Gesù Cristo, la verità della rivelazione. In altre parole, la Bibbia vuol farci conoscere il piano progettato e attuato da Dio per la nostra salvezza. Se vogliamo capire la Bibbia, dobbiamo metterci da questo punto di vista.

È pur vero che la Bibbia ci fornisce molte informazioni storiche, geografiche, scientifiche (almeno della scienza come era praticata e intesa nell'antichità), filosofiche. Ma il punto di vista è sempre lo stesso: comunicarci la verità di cui abbiamo bisogno per attuare il piano di salvezza di Dio.

 Non si deve perciò chiedere alla Bibbia di darci informazioni scientifiche sul modo in cui si è formato l'universo, sul periodo preistorico dell'evoluzione degli esseri viventi, ecc. Anche quando la Bibbia dà informazioni storiche, filosofiche, scientifiche, essa si pone sempre dal punto di vista della verità che conta per la nostra salvezza.

In una parola, la Bibbia vuole illuminarci il mistero di Dio e il mistero dell'uomo, darci il senso dell'umana esistenza e svelarci l'Amore insondabile di Dio per noi.

 

Scrittura e lingua

 

Bibbia è una parola derivata dalla lingua greca e vuol dire « libri ». Infatti essa è composta di molti « libri », come Genesi, Esodo, ecc.

Ma nei tempi più antichi non esistevano i libri. I Sumeri, che inventarono la scrittura verso il 3500 a.C., scrivevano su tavolette d'argilla; gli Egiziani già dal 3000 a.C. usavano invece « fogli » ricavati dalla pianta di papiro. Anche gli Ebrei usavano scrivere su tavolette o sulla pietra, come nel caso delle tavole della Legge. Sono giunti a noi anche papiri antichi con il testo della Bibbia. Un modo meno costoso di comporre « libri » era l'uso della pelle di animale, convenientemente lavorata, da cui si ricavavano le cosiddette pergamene. Sia i papiri sia le pergamene venivano arrotolati intorno a un bastoncino, formando così il « rotolo ». Un esempio di rotolo biblico si può ammirare nel Museo Israel di Gerusalemme, dove è esposta una copia del « rotolo di Isaia » scoperto a Qumran, vicino al mar Morto, scritto nel sec. I a.C. Per il Nuovo Testamento ricordiamo il più antico papiro conosciuto, il papiro Rylands del 125 d.C., che contiene un frammento del vangelo di Giovanni. Soltanto nel sec. 1 d.C. si comincia a comporre dei « Libri » o « codici », mettendo un foglio sopra l'altro.

Oggi noi leggiamo un libro che è stato conservato con fedeltà straordinaria per più di duemila anni. Nessun testo dell'antichità gode dell'attendibilità storica della Bibbia.

 

( tratto da: CONOSCERE LA BIBBIA - Guida a una lettura della Bibbia nella scuola e nei gruppi - Elle Di Ci - 1986 )

 

 

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