Parrocchia di S. Ambrogio in Mignanego (GE)

 

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Introduzione alla Bibbia / 6

 

La Bibbia : come è giunta fino a noi

 

 

compilazione

il canone

traduzioni

 

 

La Bibbia è un'espressione generica usata per designare l'in­sieme di scritti che secondo la Chiesa cristiana rivelano i piani che Dio ha per il mondo. Il termine Bibbia deriva dalla pa­rola greca biblíon che significa, «libro». Nel Nuovo Testa­mento si usa l'espressione «le Scritture» per specificare gli scritti dell'Antico Testamento, in tutto o in parte. In un passo del Nuovo Testamento gli scritti dell'apostolo Paolo sono già inclusi nelle Scritture (2 Pt 3,16). Paolo vi aggiunge la quali­fica sacre quando scrive a Timoteo che fin dall'infanzia co­nosce le « sacre Scritture » che possono istruire per la sal­vezza che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo (2 Tm 3,15; cf Rm 1,2).

La distinzione tra Antico Testamento e Nuovo Testamen­to per indicare le due parti in cui è divisa la Bibbia è stata adottata verso la fine del secondo secolo (vedi 2 Cor 3,14). Il termine testamento in questo contesto significa «allean­za» o «patto». L'aggiunta alla raccolta delle Scritture ebrai­che della qualifica «antico» da parte dei cristiani contrap­pone la «nuova alleanza» predetta da Geremia (Ger 31,31ss) alla precedente (Eb 8,13). Cristo è il mediatore della nuova alleanza (Eb 8,6; 10,9).

 

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Compilazione

La Bibbia è una raccolta di 73 libri, di cui 46 dell'Antico Te­stamento (7 di essi sono detti «deuterocanonici») e 27 del Nuovo Testamento. I vari scritti dell'Antico Testamento dap­prima circolarono sotto forma di rotoli separati, scritti in lin­gua ebraica. Non si sa quando e in che modo siano stati rag­gruppati in un unico volume. Si sa tuttavia che ai tempi di Gesù i vari libri formavano una raccolta completa. La divi­sione dell'Antico Testamento in tre parti, ossia la Legge (di Mosè), i Profeti e gli Scritti (i Salmi e altri «libri sapienzia­li»), era generalmente accettata, come attestato nelle paro­le di Luca 24,27 (cf 16,29; Mt 5,17, ecc.). La raccolta defini­tiva degli scritti sparsi che costituiscono l'Antico Testamento fu eseguita sotto una speciale assistenza di Dio: Cristo la au­tenticò come «la parola di Dio» e come scrittura divina che non può essere infranta (Gv 10,35).

L'autenticità del testo dell'Antico Testamento come è giunto fino a noi può essere confermata da numerose fonti extrabibliche. Oltre a ciò, occorre tener presente che gli Ebrei erano estremamente meticolosi a questo riguardo. Se in un manoscritto veniva riscontrato anche un solo errore o qual­che altro difetto dovuto alla manipolazione durante il culto pubblico, l'intero manoscritto veniva distrutto e completa­mente riscritto. Abbiamo perciò una ragionevole certezza che il testo dei manoscritti dell'Antico Testamento in nostro pos­sesso riporti con sostanziale fedeltà la parola biblica fin dai tempi più remoti della storia di Israele.

Il Nuovo Testamento sta all'Antico Testamento come adempimento di una promessa. I primi cristiani vedevano nel­l'antica Alleanza la rivelazione dei rapporti di Dio con il suo popolo prescelto, Israele. Le immagini e le profezie dell'Antico Testamento sul Cristo che sarebbe venuto sono inqua­drate nel contesto della scelta e della conservazione di Israele operata da Dio fino all'arrivo « della pienezza del tempo » (Gal 4,4). L'Antico Testamento riporta le parole di Dio proferite dagli antichi profeti riguardo al Messia (Eb 1,1; cf 1 Pt 1,11). Il Nuovo Testamento riporta la parola definitiva di Dio nel­la persona del suo Figlio (Eb 1,2), il Verbo fatto carne (Gv 1,14).

I destinatari originali dei vari scritti che costituiscono l'at­tuale Nuovo Testamento erano sparsi un po' dovunque. Al­cuni scritti, come il Vangelo di Luca e il libro degli Atti, era­no destinati a singoli individui. La maggior parte delle let­tere di Paolo erano destinate a specifiche comunità cristia­ne; alcune di esse, scritte prima dei quattro Vangeli, sono i più antichi scritti del Nuovo Testamento. Il primo dei quat­tro Vangeli - Matteo, Marco, Luca, Giovanni - è ritenuto quello di Marco. Secondo un'antica fonte, rispecchia la pre­dicazione dell'apostolo Pietro. I primi lettori di Marco era­no per la maggior parte di lingua greca, per cui egli ritenne opportuno tradurre dall'ebraico alcune parole specifiche, co­me Boanerghes (3,17), Talita kum (5,41) e Abbà (14,36) e di spiegare usanze ebraiche (7,3; 14,12).1 destinatari del Van­gelo di Matteo erano principalmente cristiani di origine ebrai­ca. Egli perciò si rifà alla storia di Israele e alle profezie del­l'Antico Testamento che vede adempiute in Cristo (es.: Mt 4,4: cf Dt 8,3; Mt 4,6: cf Sal 90,11; Mt 4,7-12: cf Dt 6,16, ecc.). Matteo fa risalire la genealogia di Gesù ad Abramo e a Davide e non spiega alcuni specifici concetti ebraici (es.: «Figlio di Davide», «fine dei secoli»). Il terzo Vangelo fu scritto da Luca per dare a un uomo di nome Teofilo un reso­conto ordinato del ministero di Gesù «fino al giorno in cui egli fu assunto in cielo» (Le 1,1-4; At 1,1).

Matteo, Marco e Luca sono chiamati i Vangeli sinottici perché, nonostante le differenze, se «messi a confronto » (sy­nopsis), seguono lo stesso schema generale. Il quarto Van­gelo ha una prospettiva più teologica e spirituale.

Anche se tutti gli scritti del Nuovo Testamento avevano originariamente una destinazione specifica, essi divennero ben presto proprietà comune delle comunità cristiane spar­se in vari luoghi. Una lettera di Paolo indirizzata a una Chiesa particolare veniva passata perché fosse letta in altre Chiese (cf Col 4,16). Le copie cominciarono a moltiplicarsi. Col tempo lo scritto originale veniva sgualcito o perso, per cui ora non esiste nessun documento autografo. Mettendo a confronto i manoscritti esistenti - che sono molti - gli studiosi riesco­no a ricostruire, con un grado di certezza vicino al cento per cento, ciò che era scritto nelle pergamene originali. Un fa­moso manoscritto, il Codice Sinaitico (Alef), scoperto da Ti­schendorf nel 1844, contiene il Nuovo Testamento in greco al completo. Il Codice Alessandrino (A), conservato nella Bri­tish Library, contiene l'Antico e il Nuovo Testamento in gre­co. Il Codice Vaticano (B), conservato nella Biblioteca Vati­cana, contiene l'Antico Testamento in greco e il Nuovo Testamento fino a Ebrei 9,14. Non sappiamo esattamente quando i diversi scritti sono stati raccolti assieme in modo da formare il Nuovo Testamento come lo conosciamo oggi; possiamo solo dire che è avvenuto molto presto. Per la fine del primo secolo il processo di unificazione era già bene av­viato.

 

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Il canone

Fin dall'inizio la Chiesa cristiana accettò senza discussioni il sacro Libro del giudaismo come propria Scrittura. Era suf­ficiente sapere che Cristo vi aveva impresso il sigillo della sua divina approvazione. Il fatto che Gesù considerasse l'An­tico Testamento come la viva voce di Dio e l'uso che ne fece condizionarono l'atteggiamento delle comunità cristiane. In tutte le Scritture dell'Antico Testamento Gesù scorgeva la sacra missione che egli doveva svolgere. In Cristo i creden­ti vedevano la «conferma migliore della parola dei profeti» (2 Pt 1,19). Mosè e tutti i profeti scrissero veramente di lui (Le 24,27). Il principio ricorrente in varie forme nei diversi libri dell'Antico Testamento secondo cui Dio aveva un pia­no di redenzione del mondo attraverso Israele era sufficien­te da solo a spiegare il bisogno di raccogliere tutti gli scritti assieme in un unico volume composito. Grazie alla testimonianza dello Spirito Santo nel loro cuore, i credenti del Nuo­vo Testamento accettarono senza riserve la rivelazione del piano di Dio così come era presentato e la figura del Salva­tore che avevano imparato a conoscere. Perciò la Chiesa ono­rò l'Antico Testamento come Cristo l'aveva onorato e trovò in esso la divina verità.

La Chiesa cristiana doveva tuttavia crearsi, in aggiunta alle Scritture dell'Antico Testamento, un corpo di scritti ricono­sciuti e accettati allo stesso modo. I vari autori del Nuovo Te­stamento scrissero per soddisfare esigenze contingenti del lo­ro tempo, ma secondo i piani di Dio questi scritti sono diventa­ti la sua parola per tutti i tempi. Questa raccolta di scritti co­stituisce ciò che chiamiamo il canone del Nuovo Testamento.

Il termine canone deriva dal greco kanón, e nel greco clas­sico si riferisce a un'asta dritta o alla riga del falegname, ma è usato anche in senso metaforico per indicare una « re­gola» o «norma». In questo senso il termine è usato in Ga­lati 6,16: «... quanti seguiranno questa norma» (cf Fil 3,16). Applicato alle Scritture, il termine canone è la norma di fe­de e di verità. Il canone del Nuovo Testamento si riferisce alla raccolta di quei libri che sono stati valutati in base a una regola o norma prescritta e che «hanno passato l'esame». Questi libri pertanto costituiscono la « regola di fede» in ba­se alla quale si devono valutare dottrine e comportamenti.

Che bisogno c'era di un canone, si potrebbe chiedere. Ge­sù era il redentore al quale l'Antico Testamento ha dato te­stimonianza. Le sue parole erano altrettanto autorevoli quan­to quelle della Legge e dei Profeti. Forti di questa convin­zione, i cristiani le ripetevano spesso e poi cominciarono a metterle per iscritto, costituendo in tal modo il primo nu­cleo del canone.

Il tempo passava. Fintanto che la regola tradizionale del­la «dottrina apostolica basata sugli insegnamenti di Cristo e sull'interpretazione del suo ministero» era universalmen­te riconosciuta nelle Chiese, non c'era bisogno di una regola scritta. Ma in seguito alla morte degli ultimi apostoli una tra­dizione orale non era più sufficiente. I dissensi, anche all'in­terno delle singole Chiese, rendevano la richiesta della Pa­rola in forma scritta naturale e necessaria.

Tuttavia non bastava un concilio delle Chiese a dichiara­re canonico uno specifico scritto. Non poteva essere dichia­rato Scrittura nessun libro che non contenesse in sé quegli elementi che lo rendevano tale. Tra le Chiese si verificò una sorprendente unanimità nello stabilire quali fossero gli scritti che contenevano in modo convincente la parola di Dio. Que­sto fatto fu determinante nello stabilire la canonicità. Il ca­none del Nuovo Testamento si sviluppò sotto la guida di un istinto spirituale, anziché per imposizione da parte di un'au­torità esterna.

Gli scritti che vennero accettati erano quelli di autori te­nuti in grande stima dalla Chiesa: Matteo, Giovanni, Paolo, Pietro; nonché di scrittori meno conosciuti ma appoggiati dall'autorità di un apostolo: Pietro nel caso di Marco, e Pao­lo nel caso di Luca. Alcuni libri, come la lettera agli Ebrei, impiegarono più tempo per raggiungere il riconoscimento

di canonicità. Altri, come la lettera di Clemente di Roma ai Corinzi e il Pastore di Erma, per un certo tempo furono can­didati alla canonicità, ma alla fine non furono accettati co­me canonici.

 

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Traduzioni

Chiaramente la traduzione è un fatto necessario e mai con­cluso data la diversità delle lingue e la loro lenta ma costan­te evoluzione. A tutt'oggi la Bibbia è il libro più tradotto nel mondo (certamente in tutte le lingue e in tantissimi dialetti).

Quali sono le maggiori traduzioni, segnatamente in lingua italiana, che meritano fiducia?

 

 

A. Traduzioni antiche

Per l'Antico Testamento possediamo versioni in aramaico (targumim), siriaco (Peshitta) e soprattutto in greco, la tra­duzione cosiddetta dei Settanta (LXX). Di origine egiziana, quest'ultima traduzione è opera di diversi studiosi, nel sec. 111 a.C., a favore degli Ebrei della diaspora che non capiva­no più l'ebraico. È di grande importanza per la sua antichi­tà e perché è stato il testo ufficiale della Chiesa quanto si diffuse nel mondo greco-romano.

Per tutta la Bibbia, ricordiamo due versioni latine: la Ve­tus Latina, che risale al II secolo d.C.; e soprattutto la ver­sione fatta da S. Girolamo, chiamata Volgata, o divulgata, diffusa ovunque. Risale al 400 circa d.C. È stato il testo usato dalla Chiesa di occidente nella liturgia, nella scuola e nella predicazione per quasi millecinquecento anni, fino al Vati­cano Il!

Chiaramente anche per queste traduzioni, almeno nel tem­po che precede la stampa, vi fu una trasmissione manoscritta e di conseguenza si impone lo studio critico a riguardo dell'o­riginale dei LXX, della Volgata e di altre antiche versioni.

 

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B. Traduzioni moderne

Sono straordinariamente numerose e si diffusero sempre di più via via che l'amore alla Bibbia si faceva strada nei cre­denti. Si sa che attualmente milioni di Bibbie tradotte in russo sono portate in quella terra; altre in lingua cinese aspetta­no di entrare in quel subcontinente... Una agenzia merite­vole per tale servizio sono le cosiddette «Società Bibliche » di origine protestante, ma ora in collaborazione ecumenica con i cattolici (Federazione Biblica Cattolica).

Oggi è più acuto di ieri il problema del ben tradurre. Ba­sti dire che esso è un vero e proprio processo di cambio cul­turale (inculturazione). Vi sono diversi tipi di traduzione: una traduzione per bambini, una traduzione per adulti; vi è una traduzione letterale, ossia fedele al testo originale accoglien­done anche forme linguistiche a noi lontane, ma vi è anche la traduzione con equivalenze dinamiche, che cerca cioè di tradurre le espressioni idiomatiche in modo comprensibile al lettore moderno.

Così, invece di dire «Beati i poveri in spirito» si traduce con «Beati quelli che sono poveri davanti a Dio» (Mt 5,3); «la lucerna sotto il moggio» diventa « lampada sotto il sec­chio »; invece della locuzione semitica « carne e sangue » si mette «con forze umane »...

Sono citazioni di una versione ormai celebre sulla base di equivalenze dinamiche, frutto di collaborazione ecumenica: Parola del Signore. La Bibbia in lingua corrente, LDC-ABU, Leumann-Roma 1985.

A proposito di traduzione della Bibbia è interessante l'ec­cellente opera di un competente riconosciuto, C. BuzzErrl, La Bibbia e la sua traduzione, Elle Di Ci, Leumann (Tori­no) 1993.

 

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C. Bibbie in lingua italiana

Fino al Vaticano II, la traduzione italiana usata nella Chie­sa cattolica era la Bibbia Martini (A. Martini è il vescovo che la compose nella seconda metà nel 1700). Dal Vaticano II, tra di noi è in uso ufficiale la Bibbia CEI (quella voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 1972). Tale versio­ne ed altre sono assunte dentro edizioni della Bibbia con no­te di commento, immagini, foto, didascalie, normalmente di grande valore.

Merita ricordare La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bolo­gna 1974 (tradotta dall'omonima francese per la preziosità delle introduzioni e delle note); La Bibbia TOB, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1991, tradotta dal francese, molto buona anch'essa per la ricchezza delle introduzioni e per le note; La Bibbia. Parola di Dio scritta per noi, Marietti, Torino 1980 (commento facile, attento all'aspetto letterario e teo­logico); La Bibbia della Civiltà Cattolica, 2 voll., Ancora, Mi­lano 1983 (splendide illustrazioni e ricco commento); La Bib­bia. Nuovissima versione dai testi originali, 4 voll., Ed. Pao­line, Roma 1991 (opera di specialisti italiani con commento veramente abbondante; ora pubblicata come supplemento al settimanale «Famiglia Cristiana»).

Ultima, in ordine di tempo, è La Bibbia Piemme, Casale Monferrato 1995 (commenti e introduzioni molto abbondanti e con ricchi apparati di note).

 

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D. Una esplosione di nuove traduzioni

Le traduzioni della Bibbia rappresentano uno dei vanti più prestigiosi della storia del cristianesimo nel nostro secolo. Nel 1900 esistevano 517 lingue nelle quali almeno un libro della Bibbia era stato tradotto. All'inizio del 1975 il numero era salito a 1577 e all'inizio del 1990 era di 2000. Il numero delle Bibbie interamente tradotte era di 118 all'inizio del no­stro secolo; oggi è di 310. Allo stesso tempo si sono fatte nuove traduzioni in lingue che già ne vantavano una. In que­sto secolo si sono avute, per esempio, 45 nuove traduzioni del Nuovo Testamento in inglese e 16 in francese. L'inte­resse per nuove traduzioni della Bibbia si è enormemente sviluppato nelle antiche Chiese, specialmente in quella cat­tolica romana. Dopo il 1945 sono apparse 17 nuove tradu­zioni spagnole del Nuovo Testamento; 7 nuove traduzioni del­la Bibbia in Italia tra il 1965 e il 1971, tutte cattoliche.

Il grande numero di traduzioni bibliche ad opera dei mis­sionari è stato in gran parte il risultato del lavoro delle va­rie società bibliche associate con le « United Bible Societies » e la « Wycliffe Bible Translators». Altre organizzazioni e il lavoro dei traduttori cattolici hanno anche contribuito a que­sto rinnovamento.

Una pietra miliare verso questi risultati è stata la fonda­zione della Wycliffe Bible Translators nel 1934 ad opera di un traduttore americano, Cameron Townsend. Oggi essa è una delle più grandi società missionarie del mondo, con più di 4.500 membri.

La Wycliffe Bible Translators ha lavorato su più di 1.200 lingue, inventando addirittura per molte di esse un alfabeto scritto.

 

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E. Traduzioni interconfessionali

Questo nuovo approccio alle traduzioni bibliche ha permes­so al traduttore una maggiore libertà. Tipica traduzione in questo stile è la Good News Bible (Usa, 1976). In Italia la Bibbia intera tradotta secondo questi criteri, definiti «del­l'equivalenza dinamica», è stata, pubblicata nel 1985 dalla Editrice Elle Di Ci e dall'Alleanza Biblica Universale, col ti­tolo: Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione intercon­fessionale in lingua corrente. Le traduzioni non sono però diventate «libere parafrasi». Esse si basano sul principio che una traduzione deve offrire l'equivalente naturale dell'ori­ginale. Viene scrupolosamente analizzato il significato del­l'originale e il risultato viene ricostruito nella lingua del nuo­vo lettore, secondo i principi del suo linguaggio.

Uno degli aspetti importanti degli studi biblici nel secolo XX è la parte attiva che vi prende la Chiesa cattolica. Il Con­cilio Vaticano 11(1962-65) ha vivamente raccomandato la dif­fusione della Bibbia e gli studi biblici. Esso ha anche intro­dotto l'uso della lingua volgare nella liturgia e ha autorizza­to i cattolici a collaborare con i cristiani di altre confessioni nelle traduzioni bibliche.

Questa collaborazione è regolata da un accordo stipulato tra la Chiesa cattolica, e le «United Bible Societies» nel 1968. L'accordo ha fruttato la messa in cantiere di più di cento progetti.

Oggi le «United Bible Societies» dispongono di un grup­po di oltre cento traduttori qualificati, impegnati nell'adde­strare e nel guidare altri traduttori in centinaia di lingue. C'è una ininterrotta produzione di prime traduzioni o di aggiornamento di traduzioni vecchie e di ritraduzioni nella lingua parlata correntemente. Tutto ciò ci autorizza a sperare in un incremento di vita spirituale tra i cristiani e in una maggiore diffusione del vangelo, specialmente nel Terzo Mondo, dove l'istruzione si sta affermando con mol­ta rapidità.

 

[tratto da : "Guida allo studio della Bibbia" a cura di Walter A. Elwell - Ed. Elle Di Ci - 1997]

 

 

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