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il CREDO / 2

 

Il primo articolo del Simbolo: Dio Padre

 

 

L'onnipotenza di Dio

 

«lo credo in Dio...»

La fede ha a che fare essenzialmente con Dio. La si snaturerebbe a farla consistere nell'adesione a un certo numero di verità, chia­mate eventualmente dogmi, allineate le une sulle altre per costitui­re insieme un tutto più o meno complicato. Le 'verità' dette di fede sono lì per regolare la nostra puntualizzazione di Dio, per esplici­tare la conoscenza che egli ci ha dato di sé, nella sua Parola e nella sua opera, e in definitiva nel suo Figlio.

In questo senso si può credere un certo numero di cose. Tutta­via, a rigor di termini, si crede solamente in Dio. Si può ritenere per assolutamente vera l'infallibilità pontificia, o che ci sono in Cristo due nature e una sola persona. Ma non vi si crede allo stesso modo che si crede in Dio.

A questo proposito occorre distinguere radicalmente tra fede e opinione. I libri che oggi vediamo pubblicati sotto la rubrica «Ciò che io credo» (cioè, in fondo, semplicemente «ciò che io penso») non usano il verbo 'credere' nel senso che ha nel Simbolo.

Ma se la fede ha a che fare essenzialmente con Dio, questo Dio è precisamente il Dio che ci è noto dalla rivelazione, cioè il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci è dato di poter invocare nel suo Spirito.

È importante sottolineare che la formula del Simbolo non è «io credo che Dio esiste». Se così fosse, bisognerebbe ancora spiegarsi su tale esistenza: significa che si può catalogare Dio tra gli oggetti del mondo, visto che è sempre all'interno del mondo che si situa più o meno necessariamente tutto ciò che esiste?... No. Il Simbolo non afferma «io credo che Dio esiste», ma «io credo in Dio», che si affretta subito a chiamare «Padre onnipotente, ecc.».

L'affermazione del Simbolo: «io credo in Dio» significa che al momento in cui ne parlo pongo in lui la mia fiducia, scommetto su di lui, stabilisco in lui la mia fede, cioè tutto ciò che mi fa vivere.

Perché allora, ci si può chiedere, non nominarlo subito con mag­giore precisione, dicendo ad esempio: «Io credo nel Padre onnipo­tente che ci ha fatto conoscere Gesù Cristo»? Si può rispondere cer­tamente: perché il termine 'Dio', il più sublime per il credente, ap­partiene anche al linguaggio di tutti gli uomini. È la parola in cui si raccolgono i loro interrogativi più profondi, che riguardano il senso della vita e della morte.

Così il Simbolo situa subito la fede in ciò che essa ha di più parti­colare e determinato, di più deciso e confessante, nel contesto dei grandi interrogativi dell'uomo: quelli legati al significato più o me­no vago che egli ha del mistero, come insinuato dalla parola 'Dio'.

 

«...Padre...»

Come dicevamo, il Dio confessato nel Simbolo esce subito dal­l'indeterminatezza in cui lo lasciava la semplice parola 'Dio'. La questione importante non è di sapere se Dio esiste o non esi­ste. O quantomeno tale questione non trova tutto il suo spessore se non a partire dal momento in cui ci si pone l'interrogativo: «Quale Dio?», cioè: «Chi è Dio?». Il Dio della rivelazione e della fede si è essenzialmente manifestato affermando se stesso contro i falsi dèi. Ha manifestato la propria esistenza affermandosi come l'Unico: «Non avrai altri dèi fuori di me!» (Es 20,4).

Anche oggi la questione decisiva è di sapere di quale Dio si trat­ta. Infatti, anche se non lo si chiama così, tutti gli uomini hanno praticamente un dio, ossia una realtà alla quale sono attaccati al di sopra di ogni altra cosa. Può essere il denaro (Mammona), il pote­re, il prestigio, il successo mondano...

Il Dio confessato nel Simbolo è «il Padre del nostro Signore Ge­sù Cristo, il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3); Colui dal quale procede «ogni dono perfetto» (Gc 1,17); l'Origine assoluta che in sé ci è sempre inaccessibile; Colui che «nes­suno ha mai visto» (Gv 1,18), e che tuttavia si dà a conoscere inte­ramente a noi per mezzo del suo Figlio e nel suo Figlio.

 

«...Onnipotente...»

Anche la qualifica 'onnipotente', unita alla designazione 'Padre', è da cogliere nelle prospettive della rivelazione. Anche qui il Sim­bolo fa propria un'idea che ha sempre dominato la mente degli uo­mini quando pensano a Dio e fanno uso di tale parola. La potenza è infatti uno degli attributi fondamentali della divinità in quanto tale.

Anche il Dio della rivelazione che viene confessato nel Simbolo è un Dio potente, anzi 'onnipotente'. Ma tale onnipotenza è intera­mente qualificata dall'opera nella quale si manifesta, e che scombi­na completamente l'idea che di lui ci possiamo fare spontaneamente.

L'onnipotenza di Dio non è quella di un superuomo, che fa quel che vuole arbitrariamente, 'a suo gusto'. È essenzialmente una po­tenza di amore: è la potenza del Padre che dà l'essere al suo Figlio; e che lo dà anche alle sue creature, permettendo loro di essere ve­ramente se stesse, per entrare con loro, come con il suo Figlio, in una vera relazione d'amore. È una potenza che attesta se stessa nella discrezione, nell"umiltà (F. Varillon), ben più che nell'interven­to violento. Non ha nulla a che fare con l'oppressione e la tirannia.

L'onnipotenza di Dio Padre, confessata nel Simbolo, è fondamen­talmente e unicamente l'onnipotenza dell'Amore creatore e salvatore.

 

 

 

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