Parrocchia di S. Ambrogio

in Mignanego (GE)

 

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strumenti di riflessione

 

 

 

Introduzione

1° Comandamento  -  2° Comandamento  -  3° Comandamento  -  4° Comandamento

5° Comandamento  -  6°-9° Comandamento/1  -  6°-9° Comandamento/2

7°-10° Comandamento  -  8° Comandamento

 

 

i 10 Comandamenti

introduzione

 

Esodo cap. 20 vv. 1- 17

Deuteronomio cap. 5 vv. 6 - 21

1Dio allora pronunciò tutte queste parole:

2«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d`Egitto, dalla condizione di schiavitù:

3non avrai altri dei di fronte a me. 4Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

7Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

8Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

12Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dá il Signore, tuo Dio.

13Non uccidere.

14Non commettere adulterio.

15Non rubare.

16Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

17Non desiderare la casa del tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

 

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.

7Non avere altri dei di fronte a me. 8Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.

11Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

12Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15Ricordati che sei stato schiavo nel paese d`Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

16Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dá.

17Non uccidere.

18Non commettere adulterio.

19Non rubare.

20Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

21Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

 

 

Dio comanda?

 

L'autorità» di Dio

 

La nostra epoca ha riscoperto il Dio-Amore. Certamente il Dio dei cristiani è sempre stato quello del vangelo: il Padre misericor­dioso, il Padre del figliol prodigo che Gesù ci ha fatto conoscere. Non è stato designato usualmente come «il buon Dio?».

Tuttavia questo Dio è stato anche predicato, e più spesso in que­sti ultimi secoli, come il Dio terribile, il Giudice implacabile, se non un Dio vendicatore... Uno storico credente, Jean Delumeau, ha pubblicato alcuni lavori sul peccato e sulla paura, quali oggetti privilegiati della predicazione e dell'insegnamento cristiano duran­te il Medioevo e fino all'era moderna e contemporanea (Il peccato e la paura. L'idea di colpa in Occidente dal XIII al XVIII secolo, Il Mulino, Bologna 1987).

Era dunque opportuno operare il raddrizzamento di cui diceva­mo e che è caratteristico della nostra epoca; e ricordarci che il Dio di Gesù Cristo è innanzitutto un Dio di perdono e di grazia: «Il Pa­dre delle Misericordie, da cui proviene ogni consolazione», secon­do la bella formula di san Paolo (2 Cor 1,3).

E tuttavia noi non incontriamo questo Dio della rivelazione bi­blica e le ricchezze del suo amore, se lasciamo che la sua immagi­ne si degradi in quella di un 'buon papà', tutto sommato indifferen­te o impotente davanti alle nostre debolezze o malignità. Sarebbe un Dio che non conta effettivamente, un Dio insignificante, e dun­que inesistente.

Il Dio della Bibbia e dei cristiani, invece, è in primo luogo un'autorità, l'Autorità. È uno che dice 'Io' e 'Io sono'. Si pone davanti a noi senza lasciarsi ridurre né intaccare. «Io sono Colui che so­no», o «Io sono colui che sarò», secondo l'interpretazione che egli stesso dà del suo nome a Mosè, nell'inviarlo in missione (Es 3,14). «lo non dipendo che da me», si potrebbe dire.

 

 

Un Dio che «ordina»

 

Il Dio della rivelazione biblica, il Dio dei cristiani, lo incontria­mo soltanto nella comunicazione che Egli stabilisce di persona, po­nendosi davanti a noi.

Questo gesto, con cui si pone davanti a noi e si dà a conoscere per ciò che è, lo troviamo espresso nella Bibbia in alcune parole chiamate a chiarirsi reciprocamente.

Una prima parola - una delle più importanti di tutta la Bibbia e particolarmente dell'Antico Testamento, che riassume in certo mo­do l'intera fede ebraica - è il termine Legge.

Ma bisogna stare attenti a non proiettare istintivamente su di es­so l'idea che noi oggi ci facciamo della legge: quella di un sempli­ce codice di prescrizioni fissate dal potere politico. La parola ebraica Torah, che noi traduciamo con 'legge', significa anche insegnamento, istruzione, dottrina...

Nella Bibbia, e ancor oggi per gli ebrei, la Legge designa l'insie­me delle disposizioni di insegnamento, delle istituzioni e delle pra­tiche nel quale si stabilisce la comunicazione con Dio. Ed è anche quell'insieme di disposizioni che identifica il popolo di Dio e lo co­stituisce come tale. Il popolo di Dio è appunto il popolo retto dalla sua Legge, che vive mediante la Legge e nella Legge.

Né si tratta di un codice morto. La Legge è un deposito incessan­temente rinnovato di una voce che comanda.

La seconda parola bi­blica che esprime il gesto con cui Dio stabilisce la comunicazione con il suo popolo è quella di Comandamento: termine che ha il van­taggio di evocare qualcosa di più attivo rispetto al termine Legge. Si ha un comandamento se c'è qualcuno che comanda. E Dio si presenta appunto a noi come qualcuno, o meglio come Colui che comanda, che 'ordina', che dà un 'ordine'.

 

 

L'istituzione di un «ordine» umano

 

Ordinare, dare un ordine sono tre parole piene di significato. Significano che il Comandamento di Dio, e la Legge che ne deri­va, sono certamente espressione di un volere e di una autorità. Ma pure significano che tale Comandamento e tale Legge vengono a 'ordinare', ossia a mettere in ordine le cose. Istituiscono un 'ordi­ne' che permette agli uomini di sfuggire al caos e alla violenza cie­ca. Sotto questo aspetto, l''ordine' è veramente 'dato' da Dio co­me una grazia.

Similmente l'autorità di Dio si esercita in maniera totalmente di­versa dalla costrizione, perché si esercita essenzialmente attraver­so la Parola. La quale, come parola, chiede essenzialmente di esse­re intesa, ossia insieme 'compresa' per ciò che vuol dire, 'obbe­dita', cioè effettivamente accolta come linea pratica di condotta: 'ascoltata', si potrebbe dire.

Da questo punto di vista si può dire che, 'ordinando', il Coman­damento e la Legge di Dio 'permettono'. Cioè permettono che si stabilisca un ordine veramente umano: un ordine nel quale il caos, lo scatenamento degli appetiti e delle passioni, la violenza cieca e omicida vengano sostituiti da un ordine di rispetto reciproco, di co­municazione e di dialogo, a partire da quell"ordine' fondamentale di rispetto e di comunicazione che Dio stesso ha istituito per il suo Popolo, e per noi.

 

 

Il Decalogo

 

Cercheremo di metterci in ascolto di questo 'ordine'; e ci sforzeremo di riceverlo appunto come un'eco della voce personale dell' 'Io' - l' 'Io sono' - che in esso si esprime e che viene proferito davanti a noi per permetterci di diventare a no­stra volta pienamente noi stessi, nell"ordine' perfettamente umano che egli pronuncia.

Questo 'ordine' o 'Comandamento' si declina infatti in un certo numero di formule o imperativi che usualmente si è soliti ricondur­re a dieci: i dieci Comandamenti, o Decalogo.

Anche se questo numero risponde a un dato biblico incontestabi­le, non si deve tuttavia farne un idolo. Non si devono adorare i numeri!

Per evitare simile idolatria (che il Decalogo è il primo a rifiuta­re), basta rifarsi agli stessi dati biblici. Osserviamo infatti che nella Bibbia sono presenti molti altri 'comandamenti', oltre a quelli con­tenuti nel Decalogo, e non certo privi di importanza. La Legge di Dio non ha mai cessato di riformularsi, infatti, secondo le situazio­ni nuove vissute dal popolo di Dio. Un intero libro della Bibbia è intitolato Deuteronomio, che significa «la seconda Legge».

D'altra parte, sappiamo che l'Antico Testamento contiene due ver­sioni fondamentali del Decalogo: quella del libro dell'Esodo e quella del libro del Deuteronomio, che abbiamo appena richiamato.

E ancora si discute sul modo di 'contare' i dieci Comandamenti, cioè di stabilire il taglio da dare all'interno di quell'insieme che co­stituisce il Decalogo. I rabbini non contano i comandamenti allo stesso modo dei cattolici e dei luterani; i quali a loro volta non li contano al modo degli ortodossi e dei riformati calvinisti... Infine, possiamo anche stupirci nel vedere nel Nuovo Testamento che Ge­sù, interrogato sui comandamenti, ne ricorda solo cinque secondo san Luca (18,20) e sei secondo san Marco (10,19) e san Matteo (19,18).

L'interesse di queste osservazioni sta nel fatto che ci dislocano dal punto di vista di una semplice enumerazione di obbligazioni e proibizioni, per rinviarci alla Sorgente, alla Voce, all' 'Io' e all"lo sono' di Dio, che ci stabilisce nel suo 'ordine'. Il quale, come ve­dremo, è in realtà un ordine autenticamente umano: l'ordine della vera libertà per la vita, per la felicità e per l'amore.

 

 

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