Parrocchia di S. Ambrogio in Mignanego (GE)

 

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Introduzione alla Liturgia / 7

 

Eucaristia e giorno del Signore

 

Questo argomento è diventato il punto di partenza di ogni riflessione tra i pastoralisti, i teologi, i vescovi e i sinodi nazionali.

La prospettiva dominante di tutti gli scritti di questi anni è pastorale.

La pratica domenicale costituisce un test significativo della professione cristiana.

Nella nostra società scristianizzata, questo vale più che mai.

La riflessione teologica invece, salvo rare eccezioni, sembra aver segnato il passo. Si continua a citare gli stessi testi biblici e patristici (forse l'inventario è ormai pressoché completo) e a ribadire le stesse dimensioni del « giorno del Signore ».

Pertanto, questo tentativo di sintesi che si sforza di lumeggiare l'essenziale in un linguaggio semplice, rimanendo fedele al « taglio » teologico, prende le mosse dalle prospettive aperte dalla fede (quali sono le realtà divine in gioco nell'assemblea domenicale?).

Il termine « Signore » (in greco: Kyrios) rimanda direttamente alla risurrezione. La domenica è dunque « giorno del Signore » in quanto annuncia e rende presente il Risorto. Il Nuovo Testamento lega chiaramente la Pasqua di Cristo al « giorno dopo il sabato ».

Non è dunque una pura istituzione ecclesiastica che la Chiesa può conservare o sopprimere a suo piacimento.

Lo spessore salvifico del tema si coglie meglio alla luce del tema biblico del giorno del Signore che tanto posto occupa nel messaggio profetico.

È il giorno del grande intervento di Dio nella storia, in cui tutto trova compimento, e l'ordine definitivo è instaurato.

Il Nuovo Testamento fa convergere tutti questi temi sul giorno di Cristo: la risurrezione è vista come il supremo intervento di Dio nella storia; ed è proprio essa che fa passare il credente dal timore del giudizio alla speranza della salvezza, e provoca una esplosione collettiva di gioia. Il termine contiene in sé un duplice rimando: rinvia al termine ultimo della speranza cristiana, l'apparizione gloriosa del Risorto - e insieme rinvia alla celebrazione domenicale della risurrezione (la domenica è la piccola Pasqua settimanale, mentre Pasqua è la grande domenica annuale) che pure essa è orientata alla gloria, ma una gloria ancora nascosta sotto l'umile velo dei segni. È ovvio che il momento forte di tutta la celebrazione è il « banchetto del Signore », l'Eucaristia, il segno più luminoso della sua presenza. C'è così un legame strettissimo tra il « giorno del Signore », il « memoriale del Signore » e il « banchetto del Signore ». Sono le componenti fondamentali della domenica, e tutte in rapporto con l'avvenimento centrale della salvezza, espressa dalla colorazione pasquale del termine Kyrios.

Qui mi associo a una sottolineatura fatta da mons. Coffy in una stupenda relazione ai vescovi francesi: « Parlare di giorno del Signore, non è solo dire: giorno che i cristiani consacrano al loro Signore, santificandolo con la preghiera e la celebrazione dell'Eucaristia... Prima di essere questo, è il giorno che Dio ha scelto per "visitare il suo popolo e arricchirlo" (Sal 65, 10). La domenica è il giorno che Dio consacra ai suoi figli ». Verissimo: come sempre l'iniziativa e il ruolo di protagonista è del Signore. Il credente, e il popolo di Dio, e la stessa domenica sono oggetto di una iniziativa di grazia: più che dare ricevono.

 

 

[tratto da: LA LITURGIA - M. Magrassi - 1979 Marietti Editori]

 

 

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