Parrocchia di S. Ambrogio in Mignanego (GE)

 

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Introduzione alla Liturgia / 12

 

I Tempi liturgici : introduzione - Avvento - Natale

 

 

§      Il tempo elevato alla dignità di segno

§      Tempo di Avvento

§      Tempo di Natale

 

 

 

Il tempo elevato alla dignità di segno

Il tempo non ha solo una dimensione cosmica, assume pure una dimensione umana, perché la vita umana nel tempo si svolge. Agostino scriveva « Il tempo è nell'anima come attesa del futuro, come attenzione al presente, come ricordo del passato ». Ma ancora più importante è la dimensione che il tempo assume quando Dio vi entra.

Il Dio biblico non abita lontano dalle vicende degli uomini, ma interviene nella nostra storia diventandone il protagonista: e questo da sempre. La storia è ritmata dai suoi interventi.

Emblematica al riguardo la trasformazione che subiscono le feste in Israele: all'origine erano feste stagionali, legate alla vita pastorale ed agricola, poi diventano memoriale degli eventi dell'Esodo. Così lo svolgersi del tempo durante l'anno si carica del peso salvifico.

Il vertice lo constatiamo da quando Dio, in Cristo, « squarcia i cieli e discende », come dice Isaia. Entra personalmente nella nostra storia, « consacra il mondo con il suo avvento » (così il Martirologio nell'annuncio del Natale).

In Cristo, Dio non ci ha salvato « da lontano e dal di fuori », ma « dal di dentro e da vicino ».

La storia è ad un tempo nostra e sua: è il cantiere in cui il Regno di Dio progressivamente si costruisce. Il tempo è, in questo modo, ancorato all'eterno inscritto in quel movimento ascendente dell'economia che cammina verso la parusia.

I vari momenti della storia della salvezza, cioè le fasi del Mistero, si trovano legate a fasi diverse del tempo. La liturgia rispecchia questo principio.

Così la risurrezione ha avuto luogo di primavera, di domenica e di mattino: e allora non saremo sorpresi che Pasqua sia celebrata di primavera, che le Lodi, preghiera del mattino, abbiano la tonalità della risurrezione, e che la domenica sia il « memoriale della Pasqua », la Pasqua settimanale del Popolo di Dio. Il collegamento non è arbitrario: si radica nella storia della salvezza.

E' una frazione di tempo che assurge alla dignità di rito.

Il rito non ha in sé, ma altrove, il suo senso. È un indice puntato verso una realtà salvifica. Così il tempo trae tutto il suo valore e il suo senso dal Mistero di Cristo. Lo dice anche Paolo con chiarezza: « Nessuno vi condanni più in fatto di cibi o di bevande, o riguardo a feste, a noviluni e a sabati: tutte queste cose sono ombra delle future; la realtà invece è Cristo » (Col 2,16).

I riti di Israele erano ombra di una realtà « che doveva venire », erano solo oggetto di speranza; questi sono « memoriale »: ricordo cioè che rende presente il fatto accaduto.

Il tempo della Chiesa non è solo dunque « ricordo » e « attesa »: ma è lo spazio in cui essa annuncia e rende presente il Risorto.

 

 

Tempo di Avvento

Inizia l'anno della Chiesa, il ciclo cioè delle celebrazioni in cui « si fa la memoria » di tutta l'opera della nostra salvezza: la si ricorda e insieme la si rende presente. Colpisce il fatto che l'inizio e la fine si tocchino.

Il tempo di Avvento presenta un duplice aspetto: da una parte è il tempo della preparazione alla solennità del Natale, nella quale si commemora la prima « venuta » del Figlio di Dio, e, dall'altra, con questo ricordo, si indirizza la nostra attenzione verso l'attesa della « seconda venuta » di Cristo alla fine dei tempi.

La nostra attesa infatti si volge al grande evento finale, che nelle ultime domeniche dell'anno viene ricordato e come anticipato nella celebrazione: l'avvento glorioso di Cristo « quando verrà di nuovo nello splendore della sua gloria ». Allora entreremo in possesso di quei beni che ora sono solo oggetto di speranza.

Ma bisogna passare per la porta del giudizio, il quale non verterà solo sulle parole e sulle intenzioni, ma sui fatti concreti. Bisogna dunque andare incontro al Cristo con le mani colme di opere buone. E nel camminare, tenere gli occhi fissi alla meta: con un continuo distacco da tutto ciò che passa e il cuore ancorato alle realtà che non passano. Per questa duplice ragione l'Avvento si presenta come il tempo della gioiosa speranza.

La nostra vita cristiana acquista significato a partire da questi due momenti storici: la incarnazione di Cristo che ci divinizza e la parusia che conduce questa opera al suo totale compimento. Il cristiano vigila e aspetta sempre la venuta del Signore.

La storia della liturgia dell'Avvento mostra che l'assemblea cristiana, riunendosi in questo tempo santo, celebra la nascita di Gesù a Betlemme, la presenza del Signore nella sua chiesa, particolarmente nelle azioni liturgiche, e l'avvento definitivo del Re della gloria alla fine dei tempi.

 

Atteggiamento di fede e di vigilanza

Per la fede non soltanto ammettiamo un certo numero di verità o proposizioni contenute nel Credo, ma arriviamo anche alla percezione e alla conoscenza della presenza misteriosa del Signore nei sacramenti, nella sua Parola, nell'assemblea cristiana e nella testimonianza di ogni battezzato. Sensibilizzare la nostra fede equivale a scoprire il Signore presente tra di noi.

La vigilanza non deve intendersi soltanto come difesa dal male che ci insidia, ma anche come attesa confidente e gioiosa di Dio che ci salva e ci libera da questo male. La vigilanza è un'attenzione concentrata verso il passaggio del Signore per le nostre case.

Atteggiamento di fame o povertà spirituale

L'Avvento è anche tempo di conversione. Infatti, come possiamo cercare il Signore se non ricordiamo che abbiamo bisogno di lui? Nessuno desidererà di essere liberato se non si sente oppresso. Povertà spirituale è il sentirsi bisognosi di Colui che è più forte di noi. È la disposizione per accogliere tutte e ciascuna delle sue iniziative.

Atteggiamento missionario o presenza nel mondo

« In realtà, il mistero dell'uomo si illumina soltanto alla luce del mistero del Verbo incarnato ». L'uomo di oggi cerca ansiosamente la sua ragione di esistere. Il moltiplicarsi delle relazioni scambievoli attraverso il progresso tecnico non conducono l'uomo alla perfezione del colloquio fraterno. Egli si sente sempre più bisognoso della comunità che si stabilisce tra le persone. Umanesimo e progresso tecnico spingono l'uomo ad emanciparsi da Dio e da una chiesa che non è veramente presente nel mondo. Nel mistero dell'incarnazione l'uomo scopre la sua vera immagine e la sua appartenenza ad un mondo nuovo, che ha incominciato a edificarsi nel presente. Cristo viene per tutti gli uomini.

 

LETTURE

C'è una duplice serie di lezioni: la prima va dall'inizio fino al 16 dicembre; la seconda dal 17 al 24.

La prima parte dell'Avvento è caratterizzata dalla lettura del profeta Isaia, assegnato a questo tempo da una antichissima e universale tradizione liturgica. In lui più che ogni altro troviamo una eco della grande speranza che ha sollevato il popolo eletto durante i secoli decisivi della sua storia: le profezie del libro coprono infatti tutto il periodo che va dall'VIII al v secolo prima di Cristo.

1 brani sono scelti secondo il criterio della lettura semi-continua, nell'ordine cioè in cui si presentano nel libro stesso, senza escludere i testi di maggiore importanza che ricorrono già nelle domeniche. Il brano evangelico è scelto in modo da armonizzarsi con questa prima lettura.

Alla metà della seconda settimana comincia invece a prevalere la figura del Battista, illustrata dalle pagine evangeliche che parlano di lui. La prima lettura continua la presentazione del profeta Isaia, o è scelta in consonanza col brano evangelico.

Nell'ultima settimana che precede il Natale vengono proposti alla meditazione gli eventi che hanno preparato immediatamente la nascita del Salvatore, dal capitolo iniziale di Matteo e di Luca. La prima lettura è scelta dall'Antico Testamento in funzione del Vangelo, soprattutto tra i vaticini messianici di maggiore importanza.

 

 

Tempo di Natale

Il tempo di Natale è costellato da molte celebrazioni: Natale (25 dicembre) con la sua vigilia, la festa della Sacra Famiglia (domenica tra l'ottava della Natività), la solennità di Santa Maria Madre di Dio (1° gennaio), la festa dell'Epifania del Signore e la festa del Battesimo del Signore (domenica seguente all'Epifania).

Tutte queste feste commemorano eventi che rivelano aspetti diversi di uno stesso mistero: l'incarnazione del Signore e la sua manifestazione agli uomini. Gli storici della liturgia discutono sul significato originario di queste feste. Ma a parte la questione storica delle origini di ciascuna di queste festività, c'è l'obbligo pastorale di dar loro un contenuto spirituale per l'uomo di oggi.

Nei periodi più ricchi della sua storia, la liturgia di Natale celebra Dio che è entrato nell'umanità e si manifesta così agli uomini: la sua nascita storica è il segno del nostro rinascere misterioso alla vita divina. Nei periodi di decadenza, la pietà popolare si dedicò a contemplare esclusivamente l'aspetto umano e arrivò a perdersi negli aneddoti delle pie rappresentazioni della nascita di Gesù.

La liturgia ci aiuta a mantenere l'equilibrio tra questa duplice corrente: Cristo si è incarnato storicamente per farci nascere di nuovo. Nasce realmente come uomo perfetto, ma carico di trascendenza divina.

L'evento della notte santa, che contempliamo con gioia e con commosso stupore, appare come il fulcro di una divina parabola che ha nella gloria di Dio la sua origine e lo sbocco finale, dopo aver coinvolto l'uomo e la sua storia.

Nel suo « oggi » eterno Dio ha generato il suo Figlio.

Da sempre « molte volte e in molte maniere » Dio ha parlato. Già il creato è una « parola visibile » reca un messaggio divino, per chi lo sa decifrare. Ne riflette la bellezza. Nei profeti la Parola si era fatta personale, invitando l'uomo a un colloquio e a una risposta. Ma era un dialogo indiretto, attraverso un intermediario umano. Ci voleva un'ultima tappa, quella definitiva: la Parola che si fa carne e viene a porre in mezzo a noi la sua tenda.

Con i profeti il discorso giungeva in modo obliquo: Cristo è il discorso diretto. Con le parole di Isaia Egli dice: Sono qui io, in persona. Egli prima di parlare, è la suprema, definitiva parola del Padre. Una parola - dice Bernardo - « che non è solo udibile alle orecchie, ma visibile agli occhi e palpabile alle mani ». È un aspetto, e non certo il meno suggestivo, del Mistero di Natale.

Generato prima del tempo, cominciò ad esistere nel tempo. Ora lo contempliamo nato da una donna nel tempo: e la sua presenza tra noi riveste il mondo di luce.

Davvero questo ha moltiplicato la gioia nel mondo, ha portato quaggiù un frammento della « pace infinita » del Regno. Si dona a noi il « Dio potente ». L'Eterno nasce per noi come un bambino ed è avvolto in fasce. Davvero questo è rivelazione di una « grazia »: cioè di un dono inaudito.

Il Verbo di Dio, facendosi uomo, è venuto a splendere sulle nostre strade, illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1,9).

Quale sia la realtà concreta che sta sotto l'immagine della luce, lo dice Paolo: è la bontà di Dio che « appare »: cioè si fa vedere, assume sotto i nostri occhi la forma visibile di un Bambino. Rivela un amore inaudito.

Come contemplarlo senza sorpresa? Quel bimbo si pone al centro di un grande piano divino. È il gesto supremo che Dio ha compiuto per salvarci. Ci aveva creati a sua immagine, ma il peccato ne aveva deformato le linee ed oscurato lo splendore. Oggi Egli riprende in mano il suo disegno da noi messo in iscacco, con un gesto ancor più mirabile del primo.

L'immagine stessa del Dio invisibile viene a noi: partecipa della nostra umanità e ci mette a parte della sua divinità. Così in noi l'immagine è restaurata: ed è incomparabilmente più splendente che nella prima creazione.

Una cosa sola ci manca: essere rivestiti di immortalità. Sarà il dono supremo ed è riservato alla fine. Infatti dopo la sua vicenda terrena il Figlio di Dio tornerà nel seno del Padre, portando la nostra natura accanto a Lui, nella gloria. Là abbiamo speranza di contemplarlo un giorno senza veli.

In questa divina parabola siamo dunque tutti afferrati. Si attua un meraviglioso « scambio » tra il cielo e la terra: Egli è diventato quello che noi siamo, perché noi diventassimo quello che Egli è. L'abisso tra Dio e l'uomo è colmato da questo ponte ardito, che la destra di Dio ha costruito.

Così si entra profondamente nel Mistero di Cristo, nell'« arcano »: quelle porte si aprono solo alla fede e all'amore.

Per chi sa « entrare » la luce si fa abbagliante: e non riempie solo i recessi del cuore, ma si riflette all'esterno, nello stile di vita.

Questa più profonda consapevolezza dei cristiani nelle feste della Natività deve cominciare nel tempio. Viviamo la loro attualità secondo le parole di san Leone Magno: « Questo giorno non è terminato e quindi non è passata in lui l'efficacia dell'azione divina una volta rivelata, come se non lasciasse in noi altro che un ricordo glorioso che sostiene la nostra fede e che onora la nostra memoria. Il dono di Dio, che cominciò allora, oggi si è moltiplicato come esperimenta ogni giorno il nostro tempo. Per quanto il racconto della lettura evangelica ci narri propriamente quei giorni nei quali i tre Magi - che né la predicazione profetica aveva istruito né la testimonianza della legge aveva ammaestrato - vennero dai confini dell'Oriente per conoscere Dio, tuttavia, questo stesso fatto si realizza ora e in una maniera più chiara e copiosa davanti ai nostri occhi con la illuminazione di tutti quelli che sono chiamati » (Omelia VI dell'Epifania, PL 54, 254).

I temi liturgici di questo tempo sono la umanizzazione di Dio (Il Verbo si fece carne), la divinizzazione dell'uomo (e venne ad abitare in mezzo a noi) e la rinnovazione della creazione (Ecco, faccio nuove tutte le cose).

 

LETTURE

Attenendosi a un criterio tradizionale, si fa la lettura continua della prima lettera di S. Giovanni, lo scritto in cui l'Apostolo ha condensato l'essenziale della sua esperienza religiosa; il discorso è costruito intorno ai temi così cari a Giovanni di luce, giustizia, amore, verità, sviluppati in modo parallelo, in modo da mostrare la ricchezza soprannaturale della nostra situazione di « figli di Dio ». Non c'è chi non veda quanto il tema si accordi bene con il clima natalizio. Giovanni prolunga il tema mostrandone le implicazioni morali: il « figlio di Dio » adotta uno stile di vita che poggia tutto sulla fede in Cristo e l'amore ai fratelli.

La seconda lettura desume dai Vangeli tutto ciò che si presta ad illustrare la « manifestazione » del Mistero di Dio nella umanità del Cristo: gli eventi dell'infanzia descritti da Luca; il grande prologo del Vangelo di Giovanni; vari episodi « epifanici » tratti dai sinottici: moltiplicazione dei pani, deambulazione sulle acque.

 

 

[tratto da: LA LITURGIA - M. Magrassi - 1979 Marietti Editori]

 

 

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