Parrocchia di S. Ambrogio

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il cammino della preghiera - lez.  7

 

CHIEDERE

 

 

 

LA PREGHIERA DI DOMANDA E DI INTERCESSIONE

 

Gesù ha detto delle cose assolutamente straor­dinarie sulla preghiera di domanda e di intercessione. Le promesse di Gesù sulla preghiera di domanda so­no grandiose, uniche e così forti che ad un esame non sufficientemente profondo paiono persino esa­gerate.

Inoltre non si tratta di poche frasi sparse qua e là per il Vangelo. No, c'è tutta una completa teo­logia della preghiera di domanda e di intercessione, nei Vangeli c'è un tessuto completo di dottrina in­trecciato con fatti ben precisi che convalidano l'inse­gnamento di Cristo.

Possiamo raggruppare in sette punti gli insegna­menti di Cristo sulla preghiera di domanda e di in­tercessione.

 

 

PREGARE CON FEDE

 

Gesù chiede prima di tutto la fede. A chiedere siamo tutti capaci, ma è a chiedere con fede che non siamo capaci.

Gesù dice:

" Tutto quello che chiederete con fede nella preghie­ra lo otterrete ".

(Mt. XXI, 22)

Esaminiamo con cura la promessa di Gesù. E' importante vagliare bene le parole, ed è importan­te andare ai concetti di fondo che queste parole pre­sentano.

Gesù insegna che la risposta di Dio è sicura quando c'è la preghiera piena di fede. E' la fede la chiave della preghiera.

Chiedere con fede - insiste Cristo - perchè è proprio quello che quasi sempre manca alla nostra preghiera. Noi chiediamo fin troppo! ma con trop­pa poca fede, qualche volta senza fede.

Se spediamo una lettera ci preoccupiamo mol­tissimo di mettere francobolli e indirizzo: tutti sappiamo che cosa accade alla nostra lettera se non mettiamo nè francobolli nè indirizzo. L'indirizzo leg­gibile e i francobolli sono l'elemento essenziale per­chè una lettera raggiunga il destinatario.

Ora, è la fede l'elemento essenziale. Chiedere non basta, come scrivere la lettera non basta. Oc­corre chiedere con fede. Questo è ciò che fa l'es­senza della preghiera.

Gesù ribadisce con una tale insistenza in tutto il Vangelo l'importanza della fede quasi da stancar­ci, perchè è proprio la fede l'elemento più difficile della nostra preghiera su cui purtroppo, con trop­pa frequenza, sorvoliamo.

Per chiedere con fede non basta dir parole. Per chiedere con fede non bastano pochi minuti.

Per chiedere con fede ci vuole tutta una rifles­sione di fondo, tutta un'atmosfera di intimità con Dio. Per chiedere con fede ci vogliono convinzioni profonde su Dio e sulla nostra debolezza e impoten­za. Per chiedere con fede ci vuole umiltà profonda. Di qui comprendiamo perchè Gesù parla tanto di preghiera di domanda: perchè la preghiera di do­manda - come ce l'ha insegnata Cristo - è una po­tente educazione alla fede. Suppone la fede ed edu­ca alla fede. Chi si abitua ad eliminare dalle sue abi­tudini di preghiera le richeste fatte senza fede, per forza si forma alla fede.

Gesù non poteva suggerire uri mezzo così sem-plice e così perfetto per aprirci alla fede, un mezzo alla portata di tutti, santi e peccatori, asceti e prin­cipianti.

Gesù non è un teorico, Gesù sa dove vuole arri­vare. La fede deve essere una strada che tutti pos­sono battere: Gesù ci spalanca davanti una via che tutti possiamo percorrere fino in fondo se abbia­mo un minimo di buona volontà.

Gesù dice chiaro:

"Tutto quello che chiederete con fede lo otterrete".

Non mette limiti al successo della preghiera. Gesù inserisce nel " Padre nostro " la preghie­ra per il pane quotidiano e, quando racconterà la parabola più bella della preghiera, l'amico impor­tuno, parlerà di nuovo di un po' di pane, poi del bam­bino che chiede un uovo e un pesce a suo papà, poi mostrerà l'onnipotenza della preghiera di fronte a qualunque malattia: la cecità, la lebbra, e di fron­te a qualunque miseria morale.

Anche un delinquente, con la preghiera, si sal­va; l'ultima lezione sulla preghiera Gesù la dà sulla croce dove dà una risposta immediata al buon la­drone che prega per essere perdonato.

Gesù dice: "tutto". Tutto significa tutto. Natu­ralmente nelle nostre necessità materiali ci sono dei

settori in cui non saremo mai sicuri dell'esaudimen­to della nostra preghiera anche se è fatta con fede. Certe croci ci sono necessarie come il pane! E Dio che ci ama non risponde. L'ha fatto anche con Ge­sù quando, al Getzemani, ha chiesto di essere libera­to dall'umiliazione della croce.

Ma ci sono settori immensi delle nostre neces­sità in cui sappiamo con certezza che Dio ci vuole esaudire se preghiamo con fede. Lo vuole più inten­samente di quel che lo vogliamo noi, come: guarire dai mali dello spirito, da cattive abitudini, da ne­gligenze gravi e inveterate, dalla pigrizia, dall'egoi­smo, dall'orgoglio, uscire, insomma, dai nostri pec­cati.

Siamo responsabili se mettiamo limiti all'onni­potenza di Dio, perchè Cristo ce l'ha vietato. Le sue parole sono chiarissime e Marco aggiunge un parti­colare prezioso per capire quando è che chiediamo veramente con fede:

" Tutto quello che domandate nella preghiera, ab­biate fede di averlo (già) ottenuto e vi sarà accor­dato ".

(Mc. XI, 24)

 

Il " test " è arduo!

Chiedere con fede è comportarsi con Dio come con un papà, facendo piazza pulita di ogni tituban­za, perchè un papà è... un papà!

Quando fu chiesto a Catherine Khulman, f a grande guaritrice, come si faceva a chiedere con fe­de una guarigione, rispose così:

" Non bisogna guardare al vostro male, ma a Dio! Alzate lo sguardo a Dio, non immergetelo nel vostro male! Quasi sempre noi non abbiamo fede perchè il centro della nostra attenzione, quando chiediamo, non è affatto Dio, ma il nostro problema. Se il pro­blema per cui preghiamo diventa più importante di Dio, allora è quasi sicuro che la nostra fede vacilla ".

George Muller racconta questa storiella: un ra­gazzo camminava per una strada con un grosso ba­gaglio. Vide passare un carretto vuoto, si fece co­raggio e chiese al conducente di salire. Il brav'uo­mo accettò. Dopo un po' di strada il ragazzo pensò: il padrone del cavallo è stato così buono con me che io non voglio stancargli troppo il cavallo. Allo­ra, senza scendere, si mise sulle spalle il grosso fa­gotto che aveva...

Muller dice che sovente, quando abbiamo affida­to a Dio un problema, noi ci comportiamo sciocca­mente così! Continuiamo a portare il peso del no­stro fardello sulle spalle.

No! un problema affidato a Dio non va più toc­cato, questo è fede!

Quando pregate comportatevi come se aveste già ottenuto quello che avete chiesto e vi sarà dato.

 

 

PREGARE CON COSTANZA

 

Gesù ha detto:

" Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bus­sate e vi sarà aperto ".

(Lc. XI, 9)

La costanza è espressione di fede. Quando sia­mo costanti nel pregare, quasi sempre è perchè cre­diamo che Dio ci può esaudire.

La costanza è espressione di speranza. Quando siamo tenaci nel chiedere, quasi sempre è perchè speriamo che Dio risponderà.

La costanza, quasi sempre, è espressione di buo­na volontà, quindi di amore.

Ma qualche volta Dio ritarda a rispondere. I ritardi di Dio nell'esaudirci sono molto impor­tanti perchè maturano i problemi e ci maturano ai problemi, fanno crescere nell'umiltà e nell'abbando­no in Dio, fanno tirar fuori la nostra parte di col­laborazione nelle cose che chiediamo, ci danno spes­so luce nuova sulle nostre responsabilità, ci allenano alla buona volontà, rafforzano la fede.

Si racconta che Lutero aveva pregato tanto per la salute di un caro amico, Filippo Melantone. Vi­sto che la malattia perdurava, si mise a pregare co­sì: " Signore, io non posso più credere alla tua bon­tà e alla tua onnipotenza se tu non guariscì Filip­po ". Il malato guarì, ma più di tutto aumentò la con­fidenza in Dio di Lutero e il suo abbandono in Lui.

Non è Dio che ha bisogno di insistenza, siamo noi che ne abbiamo bisogno, per guarire appunto da ciò che impedisce a Dio di venirci incontro. Dob­biamo guarire dalla nostra superficialità nei proble­mi, dalla nostra irriflessione e dalla poca profondità della nostra fede. Sovente è dall'orgoglio che dobbia­mo guarire: abbiamo bisogno di convincerci che siamo nulla senza Dio; spesso è solo lo scontro con la nostra impotenza che ci aiuta a guarire.

L'amico importuno è la più bella parabola di Gesù sulla costanza nella preghiera.

 

 

CHIEDERE AL PADRE NEL SUO NOME

 

Gesù insiste nel far chiedere al Padre nel suo Nome. Gesù torna spesso su questo tema. Occorre certamente dargli importanza.

La Chiesa l'ha sempre fatto. Non c'è preghiera liturgica importante che non segua questo suggeri­mento dato da Gesù: rivolgere la preghiera al Pa­dre nel nome di Gesù.

Ma è importante anzitutto chiederci qual è il si­gnificato esatto del pensiero di Gesù.

Ecco i principali testi in cui Gesù insegna a pre­gare nel suo nome.

"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vo­stro frutto rimanga; perchè tutto quello che chie­derete al Padre mio nel mio nome ve lo conceda ".

(Gv. XV, 16)

" In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre mio nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chie­dete ed otterrete perchè la vostra gioia sia piena ".

(Gv. XVI, 23)

"In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più gran­di, perchè io vado al Padre. Qualunque cosa chie­derete nel nome mio la farò, perchè il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò".

(Gv. XVI, 12)

" ...verrà il giorno in cui non vi parlerò più in simi­litudini... In quel giorno chiederete nel mio nome e lo non vi dico che pregheró il Padre per voi: il Pa­dre stesso vi ama poichè voi mi avete amato e ave­te creduto che io sono venuto da Dio ".

(Gv. XVI, 25)

 

Dall'esame di questi testi e dal loro contesto si può dedurre che pregare nel nome di Gesù può a­vere questi significati: con la forza di Gesù, per co­mando di Gesù, per l'autorità di Gesù, nella perso­na di Gesù, inseriti in Gesù, rivestiti di Gesù, per la mediazione di Gesù.

Perchè questa importanza di pregare nel nome di Gesù è sempre stata capita dalla Liturgia e noi, invece, facciamo fatica a capirla e siamo così poco abituati a seguire questo consiglio di Cristo quan­do preghiamo? C'è certamente di mezzo la nostra grande ignoranza e leggerezza.

 

Perchè siamo fratelli e figli

Finchè la realtà del Padre è una realtà tanto sfumata per noi, che si riduce ad una parola e nien­te più, è naturale che non capiremo il bisogno di pregare uniti a Gesù, inseriti in lui, nostro fratello.

Ma quando capiremo e vivremo l'insegnamento di Cristo che Dio ci è veramente padre e noi, per Gesù, siamo veramente figli, allora vedremo tanto lo­gico presentarci a Lui come veri figli, uniti a Cri­sto, il Figlio unico, la gioia del Padre.

 

Quello che Cristo chiederebbe

" In verità, in verità vi dico: se chiedete qualche co­sa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà".

(Gv. XVI, 23)

Dopo l'introduzione solenne, che ha il significa­to: " ve lo giuro! ", c'è una affermazione chiarissi­ma di Cristo. Sembra quasi che Cristo voglia inten­dere: " Su, provate, vedrete l'efficacia, vedrete la po­tenza di pregare nel mio nome, uniti, incorporati a me ".

La prima cosa che balza all'evidenza è questa: pregare il Padre uniti, incorporati a Cristo esige an­zitutto profondità di rapporto con Cristo e ciò fa già escludere ogni leggerezza e futilità dalla nostra richiesta.

Uniti, incorporati a Cristo significa almeno que­sto: avere la mentalità di Cristo, avere le visuali di Cristo, avere l'amicizia di Cristo e quindi chiedere quello che Cristo chiederebbe, non altro, e chiedere come Cristo lo chiederebbe.

Ecco perchè è tanto efficace la preghiera al Pa­dre nel nome di Gesù, perchè è come dire: " Padre, ti prego con la bocca di Cristo, col cuore di Cristo, col pensiero di Cristo, con la confidenza di Cristo ". La prima conclusione da trarre allora è questa: per pregare il Padre nel nome di Gesù occorre tan­ta interiorità, non è un gioco di parole.

" Finora non avete chiesto nulla nel mio nome, chie­dete... ".

(Gv. XVI, 24)

E' proprio una novità che ci ha portato Cristo. Potremmo dire, è ciò che fa " cristiana " la preghie­ra.

I non cristiani pregano soli, noi no, mai! Noi, quando preghiamo, siamo sempre sprofondati in Cristo e uniti, attraverso Cristo, a tutti gli uomini di buona volontà. Per questo, quando Cristo ci mette sulle labbra il " Padre nostro ", fa dire una preghie­ra tutta al plurale.

Dobbiamo renderci conto della novità portata da Cristo e vivere la preghiera nuova, di marca "cristiana ". Gesù ci invita a sperimentare. Ubbidia­mogli dunque. Confrontiamoci con una preghiera che viene dalla nostra solitudine e poi con la pre­ghiera unita e radicata completamente in Cristo e capiremo la differenza abissale, assoluta che c'è tra le due preghiere: sono come due mondi opposti.

 

Perchè la vostra gioia sia piena

"Chiedete ed otterrete, perchè la vostra gioia sia piena .

(Gv. XVI, 24)

Gesù sembra dire: è per effondere sulla terra una gioia piena che sono venuto ad insegnare un modo nuovo di pregare. Perchè Cristo è molto in­teressato al problema della nostra gioia, al problema della felicità dell'uomo.

Il peccato è il primo ladro della nostra gioia. L'egoismo, l'orgoglio, la debolezza, le abitudini sba­gliate, ecco le grandi, continue insidie della nostra gioia. Bene, ci dice Cristo, provate a pregare nel mio nome: voi farete piazza pulita di tutte le mi­serie che amareggiano nel profondo la vostra vi­ta.

Naturalmente, allora, viene da chiederci se è ve­ramente la soluzione radicale dei nostri problemi il pregare nel nome di Gesù.

Forse Gesù allude a qualcosa di più profondo, che alla prima lettura non appare. Sì, Cristo, dicen­doci di pregare nel suo nome, forse intende dire: pregate come vi ho insegnato io e con me, poi ve­drete l'efficacia della vostra preghiera. Chiedete, ot­terrete!

Insomma, ancora una volta Gesù ribadisce che la preghiera può tutto: non è questa la massima gioia per l'uomo sapere che non esistono problemi insuperabili per lui, perchè la potenza di Cristo è a sua continua disposizione attraverso la preghiera fatta con lui?

 

Potenza della fede

"Anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi ".

(Gv. XIV, 12)

La fede rivoluzionerà il mondo. Il destino che è davanti all'uomo è straordinario: con la fede l'uo­mo sarà capace di superare persino ciò che ha fatto Cristo.

Sì, lo intravediamo già! Con la fede gli uomini hanno portato la salvezza ben più lontano di quello che era riuscito a fare Cristo, ad entrare in ambien­ti ben più ostili del mondo giudaico, a giungere a certi popoli che Cristo, in vita, non nominò mai, ad entrare e a rivoluzionare intere civiltà.

Con la fede, per la fede milioni di martiri han dato la vita mentre, al suo tempo, Cristo solo si era sacrificato e tutti gli intimi erano fuggiti. Con la

fede sono stati fatti sulla terra miracoli ben più grandi e di proporzioni ben più vaste dei miracoli operati da Cristo nella Palestina: basti pensare a tutti i movimenti di carità che sono nati nella sto­ria dopo Cristo.

E sarà sempre così... perchè chi crede in Cri­sto ha la promessa di Cristo di fare anche di più di Cristo. Perchè? " Perchè io vado al Padre ". Perchè attraverso la sua risurrezione Cristo ora è qui vivo e operante in tutti gli angoli della terra, operante in qualunque situazione umana. E' sempre a dispo­sizione dell'uomo, se l'uomo lo vuole: " qualunque co­sa chiederete, la farò ".

 

 

Chiedere anche a Cristo

"Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò ".

(Gv. XIV, 12)

Qui, " nel mio nome" ha certamente una sfu­matura in più che bisogna scoprire. Qui, probabil­mente, intende dire: qualunque cosa chiederete a me, basandovi sulle mie promesse e ubbidendo a ciò che vi ho insegnato sulla preghiera, io la farò. E perchè la realtà fosse ben avvertita, Gesù ribadi­sce una seconda volta: "Se chiederete qualcosa a me, nel mio nome, io la farò ".

Chiedere a Cristo è come chiedere al Padre, in­segna Gesù. Ma occorre chiedere come ha insegnato Cristo. Sembra che Gesù alluda soprattutto alla fe­de, infatti tutto il contesto è sulla fede.

In parole povere Gesù forse ci vuol dire: se mi pregherete poggiandovi su quello che vi ho insegna­to, state certi, risponderò. Vi ho dato garanzia che se pregate con fede, il Padre risponderà; perciò quando mi pregate con fede, anch'io risponderò prontamente. E la mia risposta sarà la gloria del Padre, il Padre sarà felice di questa intimità profon­da tra me e voi.

 

Il nulla-osta di Cristo

Chiedere nel nome di Gesù implica certamente ancora un altro significato. Prima di presentare al Padre le nostre richieste dobbiamo premunirci di a­vere un nulla-osta, quello di Cristo.

Ci sono richieste a cui ben difficilmente Cristo darebbe il suo consenso. Ci sono invece problemi che stanno tanto a cuore a Cristo, che Cristo sarebbe disposto a firmarli col suo sangue. Quando, in una richiesta al Padre, sono sicuro dell'appoggio incondizionato di Cristo, allora devo partire con u­na fede che infrange le montagne.

Abituiamoci a scandagliare le nostre preghiere così: Cristo chiederebbe questo per me? con me? Cristo approverebbe, passerebbe la mia preghiera?

Dà grande slancio di fede la consapevolezza di pregare secondo il cuore di Cristo. Ci sono poi pro­blemi su cui Cristo ha tanto insistito, come l'unità della Chiesa, la carità tra di noi: allora presentia­moli al Padre quasi come delegati di Cristo.

Così Cristo non darebbe il suo nulla-osta quan­do chiediamo senza collaborare seriamente con Dio, senza fare la nostra parte: come approverebbe Cri­sto la richiesta di liberarci da una cattiva abitudine o da un vecchio difetto quando noi non alziamo un dito per combatterlo?

Cristo non mette il nulla-osta sulle preghiere magiche, Cristo lo mette solo sulle preghiere re­sponsabili.

 

[tratto dal testo : "il cammino della preghiera" - Centro Missionario P. De Foucauld - Cuneo 1982]

 

 

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