Parrocchia di S. Ambrogio in Mignanego (GE)

 

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le poesie di Albina Ticchi

 

 

Albina Ticchi nasce nel 1937 a Sestino (Ar.) da famiglia contadina; terza di quattro figli; Dal matrimonio con Santino (1954) nascono 2 figli; Nel 1969 si trasferisce a Mignanego (GE) con tutta la famiglia che si arrichisce della nascita di quattro nipoti.  Rimasta vedova nel 2001, la sua vita si divide nella dedizione alla famiglia e nella disponibilità al servizio in tutte le realtà associative presenti sul territorio.  Dal 2004 componente del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

 

Dotata di una forte sensibilità e profonda capacità riflessiva che la rendono un faro, punto di riferimento per tante persone e che si esprimono nel racconto scritto e nella poesia, svelando la sua capacità di dialogare con gli eventi della vita e con le persone care.

 

 

 

INDICE

 

GLI OCCHI DELLA MAMMA

IL CAMPO DI LINO

IL CANTO DELLA MAMMA

IL DONO

IL FIORELLINO

IL SUONATORE DI VIOLINO

 

 

GLI OCCHI DELLA MAMMA

 

Hai mai pensato a com’è bello il sole?

E’ così bello che non si può guardare!

Ti sei accorto che il cielo azzurro

sembra vestito a festa?

 

Solo guardando gli occhi della mamma

non troverai parole

per dire quello che si può provare;

con uno sguardo

lei ti sa parlare

e tutto quel che fa, sa di speciale.

 

Ogni bambino

è come una tenera piantina:

cresce e infine sboccia come un fiore,

la mamma ch’è un attento giardiniere,

lo coltiva e spera nel Signore.

 

Tu guarda sempre

gli occhi della mamma;

ti sapranno trasmettere

la serenità.

 

 

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IL CANTO DELLA MAMMA

 

E’ arrivata primavera

io siedo sulla soglia,

la mia bimba par che voglia

toccar tutto quel che c’è.

Tutto è gioia attorno a noi;

il richiamo ad un sorriso

o il preludio di qualcosa

che rinnova la sorpresa.

 

Il micetto si strofina,

gira intorno e fa le fusa,

come se volesse fare

un omaggio alla bambina.

Che profumo c’è nell’aria!

E che muta adorazione

nello sguardo della bimba

per ciò che la circonda!

 

Se potessi, fermerei

questo magico momento

di quiete famigliare

piena di serenità.

Sole, fiori, gridolini…

Mi vien voglia di cantare

e gridare al mondo intero

quello che ho saputo fare.                     

 

 

IL CAMPO DI LINO

 

Se chiudo gli occhi, rivedo davanti a me

il campo di lino in fiore.

E’ come un pezzo di ciel disteso in terra

che il venticello fa un po’ tremolare

e una dolce sensazione

mi scende dentro al cuore.

Provo una cosa che non so spiegare;

ho l’impressione d’essere leggera

fino da poterlo sorvolare

per vederlo dall’alto.

Di lassù immaginare il mare

e le farfalle sembrano barchette

che si lascian dolcemente cullare.

Voglio tornare con i piedi in terra,

anzi, tuffarmi in mezzo al lino in fiore

per respirare un po’ del suo profumo;

il profumo della fanciullezza,

della mia gioventù ormai lontana

che non rimpiango, ma che sogno ancora.

Chi me lo può impedire di tornare

con il pensiero

in mezzo al lino in fiore?

 

                               

 

 

 

IL DONO

 

E’ un dono di mia madre

l’ anellino d’oro

piccolo, delicato

e consumato da un uso prolungato.

“Tienilo caro”, m’ ha raccomandato,

“questo pegno d’amore

che tuo padre mi diede

ai tempi belli

dalla nostra lontana gioventù.

Ora lui vive solo nel mio cuore,

ma i ricordi vanno  conservati

e questo, oggi, io lo affido a te”.

 

Commossa, ho ascoltato le parole

osservando il cerchietto sottile,

il fiore con sei petali dorati

e il limpido brillar della  corolla

somigliante a una goccia di rugiada,

mentre lenta

una lacrima scendeva.

 

 

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IL FIORELLINO

 

Nel vaso del geranio

dai fiori rosso vivo

è nata, chissà come,

una piccola pianta sconosciuta.

 

E quando l’acqua scende

nel vaso da innaffiare,

la povera  piantina

corre il rischio di affogare!

 

Con un supremo sforzo

prosegue il suo cammino

aprendosi un varco

tra le foglie del vicino.

 

Il geranio l’abbraccia,

mentre il sole sorride

ed un bel giorno sboccia

un bianco fiorellino.

 

 

 

 

IL SUONATORE DI VIOLINO

 

Chi non conosce l’uomo che cammina

a passo svelto,

un  secchio sulle spalle,

per sfamare l’esercito di gatti

che lo stanno aspettando ogni mattina

a lato della strada?

Ha un costante sorriso sulle labbra,

non sa che cosa sia la vanità,

saluta tutti con frasi scherzose

e vive solo di semplicità.

 

Quando suona il violino

ad occhi chiusi,

l’esile corpo suo sembra rapito;

la melodia lo porta lontano

oltre i confini dell’immensità.

Piange Pinuccio, insieme al suo violino

per l’ultimo saluto ad un amico,

suona un vibrante e allegro minuetto

in omaggio ad una sposa.

 

Chissà se sono giuste, le parole,

per mettere Pinuccio in piena luce;

quell’uomo che si tiene sempre in ombra

è un grande suonatore di violino.

 

 

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